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Credit Suisse: Global Investor

Titolo del documento
Nuovi intrecci commerciali e forte domanda interna nelle economie emergenti favoriscono un ribilanciamento del potere economico
Nella nuova edizione di «Global Investor» del Credit Suisse, analisti e specialisti esterni del mondo scientifico ed economico si confrontano con un tema attualissimo: la ridistribuzione del potere economico nell'economia mondiale. Oggi, grazie a una crescente integrazione nel tessuto economico globale e alla domanda interna in forte crescita, le economie emergenti svolgono un ruolo di primissimo piano. Questa nuova economia multipolare favorisce una maggiore autonomia congiunturale da Stati Uniti ed Europa. La popolazione nelle economie emergenti sta progressivamente emulando i consumatori USA nella loro funzione di volani fondamentali dell'economia mondiale. Gli investitori possono trarre profitto da queste trasformazioni strutturali nei mercati emergenti, realizzando rendimenti interessanti.

Per gran parte del XX secolo, l'economia mondiale era stata egemonizzata da USA ed Europa, ovvero da una piccola e sempre più ridotta parte della popolazione mondiale. Un fenomeno questo che aveva aperto la forbice tra paesi poveri e ricchi. Per lungo tempo il potenziale delle economie emergenti di oggi – malgrado più popolose e spesso anche più ricche di risorse naturali rispetto a quelle occidentali – non è stato sfruttato. A impedirlo sono state, accanto alle loro scelte di politica economica, anche le loro carenze sul piano delle infrastrutture materiali e immateriali, ad esempio in tema di approvvigionamento energetico, trasporti, istruzione, sicurezza del diritto e sanità. Siccome in un contesto storico di lungo periodo gli USA hanno svolto un ruolo economicamente subordinato rispetto a India o Cina e poiché il cosiddetto «Occidente» ha occupato la sua posizione dominante solo in un passato più recente, l'evoluzione attuale viene definita riflusso o «rebalancing». Una ridistribuzione del potere economico alla quale hanno contribuito molteplici fattori, come il cambiamento negli orientamenti di politica economica, la liberalizzazione, la deregolamentazione e l'integrazione dei paesi emergenti nel sistema commerciale globale. Negli ultimi anni, in un contesto di forte espansione della domanda di materie prime, i paesi esportatori di queste ultime – come Russia e Brasile – hanno potuto trarre profitto dalla forte crescita economica in altre regioni. Una situazione destinata a protrarsi malgrado la correzione che i prezzi delle materie prime hanno accusato dai massimi storici raggiunti in estate e che peraltro finirà per favorire in qualche misura paesi importatori di materie prime come India o Cina. Nuovi intrecci commerciali aumentano l'autonomia congiunturale da USA ed EuropaI nuovi intrecci tra i paesi in via di sviluppo modificano il volto del commercio mondiale. Appena dieci anni or sono le conseguenze della crisi dei mercati finanziari sulla congiuntura USA avevano avuto pesanti strascichi sull'evoluzione economica in America latina, mentre dal 2007 – secondo Javier Santiso, Chief Economist dell'OECD Development Centre di Parigi – quest'ultima regione sembra aver sviluppato barriere immunitarie ragguardevoli contro l'andamento negativo dell'economia USA: oggi, pur non essendo del tutto invulnerabile alle fluttuazioni congiunturali, il Sudamerica appare decisamente meno fragile, poiché l'Asia ha affiancato USA ed Europa nel ruolo di locomotiva della crescita. Quella che un tempo era la «periferia» oggi si sta spingendo sempre più al centro dell'economia globale e anche la Svizzera beneficia di questo mutamento: mai come oggi infatti la crescita dell'export era stata così fortemente sostenuta dalle economie emergenti. Forte espansione della domanda interna: investimenti in infrastrutture e consumi privati aprono opportunità strategicheLa crescita economica nelle economie emergenti, tipicamente trainata dall'export di beni e materie prime, appare sempre più sostenuta da un'evoluzione molto dinamica della domanda interna. Gli investimenti infrastrutturali sono quindi una premessa fondamentale per l'ulteriore crescita. I grandi passi avanti compiuti sul terreno economico hanno permesso a una sempre più consistente quota di popolazione di uscire dalla povertà. Queste persone, da annoverare nella cosiddetta «base della piramide dei redditi», dispongono ora di introiti che vanno oltre la semplice copertura dello stretto fabbisogno esistenziale quotidiano. Per le imprese di orizzonte internazionale, le nuove esigenze di questa base e il formarsi di un «ceto medio» aprono potenzialità di crescita molto promettenti. Considerate singolarmente, le persone che formano la base della piramide dei redditi dispongono solo di ridotte disponibilità, ma nel loro insieme – guardando al loro enorme numero – possono vantare un elevato potere d'acquisto e grandi potenzialità di crescita. Già da parecchio tempo le imprese di successo focalizzano quindi le loro strategie sulla domanda interna in forte crescita nelle economie emergenti e questa tendenza dovrebbe ulteriormente rafforzarsi in futuro. Gli investitori possono partecipare alla crescita dei paesi emergentiCavalcare l'onda della crescita dei paesi emergenti è possibile attraverso investimenti diretti e indiretti in molteplici asset class: nel comparto azionario l'investitore può puntare su titoli di società di paesi industrializzati – che traggono consistenti benefici dalla dinamica di crescita delle economie emergenti – oppure anche di selezionate imprese locali. I processi di adeguamento strutturale, oltre che amplificare l'importanza delle economie dei paesi emergenti, nel lungo termine dovrebbero riflettersi positivamente anche sull'andamento delle rispettive monete. Utili valutari unitamente a rendimenti interessanti possono essere realizzati anche tramite investimenti in obbligazioni emesse in queste monete da debitori di prima qualità.



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