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Economia Svizzera: né boom né recessione

Titolo del documento

Previsioni economiche nazionali e internazionali per il 2009 a cura del Credit Suisse

Nel 2009 l'economia svizzera non scivolerà in una fase di recessione. Per il prossimo anno gli economisti del Credit Suisse prevedono un rallentamento della crescita all'1% a fronte di un ridimensionamento dell'inflazione all'1,4%. Anche la Svizzera non riesce quindi a sottrarsi al trend globale di indebolimento della crescita economica, la quale si colloca al di sotto del relativo potenziale stimato. La contrazione della congiuntura si manterrà comunque entro limiti contenuti, consentendo all'economia svizzera di crescere nel 2009 per il sesto anno consecutivo di almeno un punto percentuale. Una serie positiva di questa portata era stata registrata per l'ultima volta alla fine degli anni '80 dello scorso secolo.

Analogamente al 2008, secondo gli economisti del Credit Suisse sono attesi anche per il prossimo anno impulsi di crescita globali più deboli da parte di USA ed Europa. Per contro, le economie emergenti dovrebbero apportare un contributo essenziale alla crescita dell'economia mondiale in virtù di fattori quali la forza dei rispettivi mercati interni, la mutata struttura delle esportazioni e un ampio margine di manovra sotto il profilo della politica monetaria e fiscale. Già oggi, circa un quarto della crescita economica globale è ascrivibile alla sola Cina.

L'elevata rigidità delle condizioni creditizie resta un fattore di rischio decisivo per la crescita
A fronte di uno scenario caratterizzato da un crescente tasso di disoccupazione, condizioni creditizie più rigide e prezzi energetici costantemente elevati, i consumi privati negli USA dovrebbero contribuire alla crescita in misura inferiore alla media. La correzione registrata dall'attività edilizia nel comparto residenziale si trova già in una fase avanzata, anche se i prezzi delle abitazioni negli USA resteranno sotto pressione a causa del pronunciato eccesso di offerta. Secondo le stime degli economisti del Credit Suisse, il maggior rischio per la crescita è costituito dagli effetti comportati sull'economia reale dalle condizioni creditizie più rigide. Questa dinamica appare particolarmente marcata soprattutto negli USA e in Europa. Per l'economia statunitense un solido supporto alla crescita dovrebbe essere invece apportato anche nel 2009 dal commercio estero. Gli economisti del Credit Suisse prevedono tuttavia che sia quest'anno sia nel 2009 l'economia USA crescerà al di sotto del potenziale.

Anche l'eurozona è stata ormai risucchiata nella spirale di indebolimento della crescita. Da un lato, è stata osservata una frenata significativa della dinamica delle esportazioni. Dall'altro, anche la crescita economica interna mostra concreti segnali di rallentamento. Oltre ai problemi registrati sui mercati immobiliari, ad esempio in Spagna, gli elevati prezzi energetici hanno comportato una contrazione significativa della domanda di beni di consumo. Anche l'andamento degli investimenti ha registrato una parziale battuta di arresto. Gli economisti del Credit Suisse prevedono pertanto per l'eurozona un rallentamento della crescita del PIL reale dall'1,3% circa di quest'anno al di sotto dell'1% per il 2009. Poiché i tassi d'inflazione nell'area euro hanno superato il loro picco massimo, nel corso del 2009 dovrebbe presentarsi anche per la Banca centrale europea (BCE) la possibilità di ridurre i tassi d'interesse.

Il riacutizzarsi della crisi dei mercati finanziari ha rimesso in discussione le prospettive per il dollaro USA, e in un'ottica di medio periodo questa dinamica potrebbe addirittura implicare il rischio di un nuovo forte indebolimento del biglietto verde. Benché dal punto di vista degli economisti del Credit Suisse il dollaro si trovi in una fase di assestamento di lungo periodo, una ripresa duratura della moneta statunitense richiede comunque un livello più elevato per i tassi d'interesse.

L'economia svizzera cresce nuovamente al di sotto delle proprie potenzialità
L'economia elvetica ha finora evidenziato una buona solidità. Il trend di rallentamento ha infatti influenzato negativamente soprattutto la percezione degli operatori economici, senza tuttavia trovare conferma nei dati congiunturali. Nel 2008 il PIL registrerà comunque una crescita di ben 1,9%, un livello di tutto rispetto per la Svizzera. Prosegue così la più lunga fase di espansione economica dall'inizio degli anni '80 dello scorso secolo.

Anche la Svizzera non è comunque in grado di restare immune dal rallentamento economico in atto a livello internazionale. Nel corso del prossimo anno, il ritmo di crescita del PIL dovrebbe infatti decelerare ulteriormente. In particolare, gli economisti del Credit Suisse prevedono un tasso di crescita dell'1,0%. Dopo cinque anni, l'andamento del PIL risulta quindi per la prima volta inferiore al rispettivo potenziale, ovvero viene conseguito senza sollecitazione eccessiva delle capacità produttive. L'economia svizzera si trova a un bivio, e i rischi di previsione per il prossimo anno sono quindi particolarmente elevati. A priori possono comunque essere escluse sia una recessione che una nuova fase di boom economico.

L'effetto di base e l'indebolimento della crescita economica frenano l'inflazione
Nel corso del 2008 l'inflazione ha raggiunto livelli registrati per l'ultima volta ben 15 anni fa. Un fattore determinante per la corsa dei prezzi è stato rappresentato dal costo del greggio. In assenza di nuovi record, proprio i mercati petroliferi eserciteranno tuttavia un effetto deflazionario almeno fino a metà del 2009 in virtù del cosiddetto effetto di base: poiché fino ai massimi di giugno 2008 i prodotti petroliferi hanno registrato rincari costanti praticamente mese dopo mese, si ha una diminuzione della differenza di prezzo in raffronto allo stesso mese dell'anno precedente. Inoltre, a seguito del rallentamento congiunturale si registra un'attenuazione della pressione inflazionistica indotta dalla domanda. Il raffreddamento della domanda ha altresì comportato una riduzione delle carenze in termini di risorse tecniche e umane. Si allontana quindi il pericolo che gli aumenti dei costi vengano trasferiti a valle della catena. Tali "effetti di trasmissione indiretta" getterebbero infatti ulteriore benzina sul fuoco dell'inflazione. A fronte di questo contesto, gli economisti del Credit Suisse prevedono per il 2008 un tasso d'inflazione del 2,2%, che nel corso del 2009 dovrebbe comunque scendere all'1,4%. Anche se nel futuro prossimo non è atteso alcun intervento sui tassi da parte della Banca nazionale svizzera (BNS), il raffreddamento della congiuntura e le prospettive inflazionistiche intatte nel medio periodo dischiudono un margine di manovra per la riduzione dei tassi anche da parte della BNS.

Per quale motivo la Svizzera, il "paese delle banche", continua a crescere nonostante le turbolenze sui mercati finanziari?
La Svizzera presenta una forte dipendenza dall'estero e uno dei più elevati contributi al PIL apportati dal settore finanziario (oltre il 10%). Nonostante la profonda crisi dei mercati finanziari e le turbolenze a livello globale, il PIL elvetico continua a crescere. Un'analisi approfondita evidenzia che tale fenomeno è riconducibile a motivi di natura sia congiunturale che strutturale: la crisi finanziaria e il rallentamento della crescita nei principali mercati di esportazione di Europa e USA hanno raggiunto la Svizzera in una fase di forza congiunturale, la quale trovava espressione in carnet di ordinativi pieni, bilanci sani, salari comparativamente elevati e consumatori con un'elevata propensione alla spesa. Tra i motivi strutturali va indicato soprattutto il fatto che il mercato creditizio svizzero gode di uno stato di salute solido e stabile, memore degli insegnamenti degli anni '90. In secondo luogo, il cambiamento paradigmatico attuato nella politica migratoria ha prodotto un elevato potenziale di crescita, in quanto è stata mitigata la penuria di personale ed è aumentato il numero dei consumatori.

I consumi privati svizzeri come pilastro di sostegno dell'economia
Il mercato del lavoro reagisce di norma con un certo differimento temporale ai cambiamenti della domanda economica complessiva. È quindi molto probabile che il grado di occupazione continuerà a crescere ancora almeno fino a metà 2009, anche se a ritmo meno sostenuto. Poiché i consumi privati sono fortemente influenzati dalla situazione del mercato del lavoro, nel 2009 questo fattore dovrebbe riconfermarsi come un pilastro portante per la crescita economica, anche se con forza minore rispetto al passato. I consumi privati riceveranno un sostegno benaccetto da parte dei flussi migratori: in primo luogo, infatti, in questo modo aumenta il numero degli abitanti e quindi dei consumatori; gli economisti del Credit Suisse stimano che nel 2008 il flusso netto di stranieri trasferitisi in Svizzera sarà positivo per circa 100 000 unità, mentre per il 2009 questo dato dovrebbe attestarsi a poco meno di 60 000 nuovi arrivi. In secondo luogo, gli attuali immigrati sono in larga parte altamente qualificati sotto il profilo professionale, e dispongono di conseguenza di un elevato potere di acquisto.

Gli economisti del Credit Suisse prevedono per il 2009 una crescita della massa retributiva media (salari e stipendi) pari al 2,4%, considerando anche l'aumento dell'occupazione e le prestazioni straordinarie. Poiché la pressione inflazionistica per il prossimo anno dovrebbe attenuarsi e il carico fiscale dovrebbe ulteriormente scendere (deduzioni per figli, imposte forfetarie, doppia imposizione), molti nuclei familiari conseguiranno probabilmente un miglioramento del potere d'acquisto reale nonostante l'aumento dei premi delle casse malati (circa 4%).

Prospettive intatte per l'export svizzero nonostante il rallentamento della dinamica di crescita
Le esportazioni sono state la pietra d'angolo del trend di ripresa dell'economia svizzera iniziato quattro anni fa. A seguito del raffreddamento congiunturale nei principali paesi acquirenti (eurozona, USA), le attività svizzere di commercio estero stanno attualmente registrando una parziale battuta di arresto. L'export dovrebbe comunque restare un fattore di stimolo per l'economia per due motivi: in primo luogo, il portafoglio dei paesi acquirenti risulta sufficientemente diversificato, con una conseguente diminuzione dei rapporti di dipendenza da singole nazioni. Già oggi, circa il 5% delle esportazioni di merci sono destinate ai paesi emergenti, in primis la Cina. Secondariamente, numerosi settori beneficiano degli elevati prezzi petroliferi, sia come fornitori per il settore energetico, sia come gestori dei flussi di petrodollari. Gli economisti del Credit Suisse prevedono per le esportazioni una crescita del 3,4% per il 2008 e dell'1,5% per il 2009. Le prospettive a medio termine si mantengono invece intatte.

Netta flessione degli investimenti in beni strumentali
Gli investimenti in beni strumentali costituiscono la componente del PIL che evidenzia il minore tasso di crescita. Da un lato, questi investimenti reagiscono rapidamente all'incertezza delle prospettive reddituali delle aziende. Dall'altro lato, lo scorso anno le capacità produttive sono state fortemente potenziate. Numerosi beni d'investimento sono quindi all'avanguardia, con una conseguente attenuazione della domanda di investimenti sostitutivi. Un effetto di stimolazione è invece esercitato dal livello dei tassi, ancora molto basso rispetto alla media storica. Inoltre, dopo anni di alta congiuntura i bilanci delle aziende sono estremamente solidi, agevolando così le operazioni di finanziamento. Gli economisti del Credit Suisse prevedono per il 2008 una crescita del 2,5% degli investimenti in beni strumentali. Nel prossimo anno, il volume degli investimenti dovrebbe invece scendere dell'1,5%.



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