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IL COLLEZIONISTA: POSSESSO E OSSESSIONE DALLA BROCANTE ALLA WUNDERKAMMER

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Il collezionismo privato sta conoscendo una fase di grande espansione e di inattesa vivacità. Lo dimostrano il successo delle aste, la maggiore attenzione alle acquisizioni di qualità, i nuovi orientamenti nell'arredamento di alta gamma che dà ampio spazio alla presentazione delle collezioni. Come le banche hanno posto il cliente al centro della loro strategia commerciale, i musei dovranno focalizzare la propria attenzione sul collezionista.

" bello è ciò che piace
e il piacevole implica un interesse
per l'esistenza dell'oggetto".

Immanuel Kant (1724-1804)

La bellezza è una qualità importante da cercare in ogni cosa. Ma per cercare qualsiasi oggetto bello occorre averne il tempo e per restaurare un manufatto raro ne occorre ancora di più, oltre a quello necessario per trovarlo, conoscerlo e apprezzarlo. Secondo gli antropologi Hole e Flannery, nessuna società al mondo ha più tempo libero dei cacciatori-raccoglitori che lo trascorrono principalmente giocando, conversando e rilassandosi. Forse proprio a causa del loro costante viaggiare e sopravvivere di stenti, ma anche divertendosi, le tribù nomadi sono in via d'estinzione, privando la storia del mondo di un capitolo di libertà.

Tra i raccoglitori-cacciatori, come è più esatto definirli, la raccolta costituisce la principale fonte di sostentamento, la caccia, invece, è più ardua e procura seri contrasti con le popolazioni agricole stanziali. Mentre la raccolta e la caccia non garantiscono il risultato, non si traducono nell'accumulo e il nomadismo impedisce la collezione e il trasporto delle cose, la produzione agricola e l'immagazzinamento delle messi in esubero fanno parte della volontà di appropriarsi, controllare e rendere statici dei beni che, all'inizio della Storia, erano mandrie e granaglie, vasellame e utensili di base. Il grano immagazzinato è stato la prima unità di misura e la più antica forma di capitale, uno strumento e un simbolo di potere e d'influenza, mentre l'eccedenza era allo stesso tempo raccolta utilitaria e collezione selettiva. Raccogliere, accumulare, conservare sono anche una tutela contro i capricci della natura e il degrado del tempo.

Anche se, indubbiamente, la cultura ha contribuito a legittimare il desiderio di possedere e ha democratizzato la capacità di comprare, in realtà la pulsione per l'accumulo e il collezionare attinge da una concreta predisposizione biologica. Nella piramide dei bisogni di Abraham Maslow (19081970)1 lo stimolo ad accumulare proviene dalla parte più importante, quella psicologica, che induce l'uomo ad ammassare beni essenziali come il cibo per assicurarsi la sopravvivenza. Questo impulso è talmente primitivo che ha radici nel sistema limbico2, la parte più remota del cervello dove le emozioni si agitano con grande influenza. Per stabilire cosa merita di essere accumulato l'uomo usa la corteccia prefrontale3, l'area responsabile delle decisioni, situata nella parte anteriore del cervello.

È quindi naturale associare il raccogliere oggetti alla sensazione confortante, calda e indistinta di sapere che verremo nutriti. Possedere qualcosa di grazioso può anche generare una sensazione inconscia di restare aggrappati a cose che rappresentano i giorni andati, amici o parenti estinti. Questo certamente spiega perché molti soffrirebbero piuttosto che disfarsi anche dei pezzi più logori della collezione di famiglia. D'altronde, la sensazione di legame personale o di affinità con alcuni aspetti della vita di qualcuno di famoso, porta frotte di persone alle aste di gente estranea e improbabile, ma celebre, come principesse tristi, miliardarie arcigne o cantanti esaltati.

Lo stimolo del collezionismo, dunque, si sviluppa quando i raccoglitori-cacciatori diventano agricoltori sedentari e dalla magia occulta si sviluppano le religioni partecipate, dopo che i primitivi avevano tentato di appropriarsi di animali e oggetti per mezzo di segni e simboli tracciati sulle pareti delle grotte.

Il collezionismo è un'inclinazione naturale e spontanea dell'uomo che tende a impossessarsi fisicamente, e ancor più mentalmente, del mondo che gli sta intorno. Per questo, ordina le cose dopo averle distinte con un giudizio o un confronto; le cataloga e le raggruppa in base alla loro importanza o a un valore probabile d'interesse, di curiosità, di utilità, di pregio.

L'atto di acquistare qualcosa fa rilasciare nelle vene dell'Homo collectus delle endorfine che rendono euforici. Questa temporanea euforia da possesso, riconosciuta dagli psicologi, inspiegabilmente fa attribuire all'oggetto di turno un valore monetario persino maggiore. A quanto pare, questo accade anche nell'uccello giardiniere che raccoglie oggetti sfavillanti, da pezzi di plastica di un blu intenso a fiori e bacche dai colori intonati, e li sfoggia meticolosamente nel nido.

Sin dai tempi antichi, il desiderio di possedere veniva represso da forze socioculturali e i primi Cristiani, facendo eco alla Bibbia, mostravano disprezzo per i peccati di cupidigia e per il lusso sfrenato, associandoli a decadenza e sovversione. I Romani, ritenendo che il lusso insidiasse la gerarchia sociale e di conseguenza lo Stato, emanarono leggi suntuarie severe che regolamentavano la quantità d'oro che le donne romane potevano indossare o che era lecito porre nella tomba insieme al defunto.

Leggi simili prevalevano anche in Inghilterra e vennero abrogate solo nel 1604 con Giacomo I, quando si iniziò a rifiutare la concezione secondo la quale i beni di lusso erano immorali. «Potremmo essere maestri della seta oltre che allevatori di pecore», proclamò il re in un tentativo di promuovere la produzione nazionale della seta, ordinando a tutti i cittadini che potevano permetterselo di piantare 10.000 gelsi «per perfezionare un'attività così lodevole e proficua». La strategia della Corona di promuovere l'industria del lusso iniziò a nutrire velleità che si opponevano alle necessità. Questa libertà sfrenata di desiderare scaturiva anche dall'aumento della popolazione aristocratica e dei titoli nobiliari elargiti da re Giacomo, al punto che erano in molti a condurre una vita da ricchi e famosi, mentre la domanda proveniva anche da nuovi settori della società, come la classe media che, sebbene ispirata dai gusti raffinati dei ceti più elevati, sviluppò un proprio gusto, aspirando a possedere oggetti sfarzosi, come ad esempio prodotti francesi, arazzi fiamminghi e vetro veneziano, ma appropriandosi anche del significato culturale che essi portavano.

Perché l'Homo collectus non si accontenta semplicemente di accatastare la sua scorta di oggetti come il cibo nel congelatore? Perché fa scorta di beni sfarzosi per farli contemplare da sguardi altrui? o si affanna per la sua vetrinetta di oggetti appariscenti? Ma perché mai si dà tanta pena? Sembra che l'Homo collectus e l'uccello giardiniere siano fatti della stessa risma: ammassano oggetti per nessun altro scopo se non attrarre il sesso opposto. Ovviamente…

Secondo gli psicologi evoluzionisti, gli esseri umani, specialmente quelli di sesso maschile, acquistano ed esibiscono oggetti per far mostra della propria posizione: «Sono sano (di corpo e di mente) e sufficientemente ricco da potermi permettere di sprecare una gran quantità di mezzi in ciarpame». I Maasai dicono che un uomo dimostra la sua ricchezza attraverso la quantità di bestiame che possiede, una donna grazie ai gioielli che indossa. Più gli oggetti sono di valore, migliore è il candidato. Una buona posizione sociale attrae un numero maggiore di compagne di qualità più elevata.

Ma perché le femmine – di uomo o di uccello – solitamente non collezionano oggetti sontuosi? probabilmente il valore di una femmina risiede in maggior misura nel suo aspetto fisico, quindi una collezione notevole non contribuisce ad aumentare le sue quotazioni sull'arena competitiva degli amori, come invece accade per il maschio. Questo dimostra perché la maggioranza di coloro che comprano arte da Sotheby's o da Christie's siano uomini e perché non si sentirà mai una donna dire «Ti va di vedere la mia collezione di farfalle?». (Il massimo cui si possa aspirare è: «Vuoi salire un attimo? »).

Nei secoli, la collezione trova la sua sede appropriata nella stanza delle meraviglie, la Schatzkammer, la Kunstkammer o Wunderkammer, parte integrante della biblioteca, dello studiolo rinascimentale. Da qui, la nozione moderna di collezione si sviluppa in Inghilterra quando, nel 1850, apre il Burlington Fine Arts Club dove i collezionisti s'incontrano per mostrare le raccolte e discutere delle loro acquisizioni. Collezionare evita anche la noia, può anzi indurre una certa inquietudine, quel tipo di angst che, secondo Søren Kierkegaard (18131855) è indispensabile a un'esistenza vivace. La novità rappresentata dal collezionista ‘moderno', infatti, è l'esigenza di reperire oggetti non solo rari o curiosi, ma anche di dedicarsi a un esercizio distensivo, atto a compensare l'individuo e a soddisfare il suo orgoglio di possedere e soprattutto di tutelare e tramandare esemplari unici, annodato al piacere di entrare in rapporto e competizione con altre persone con gli stessi interessi. Il collezionista è uno scopritore e raccoglitore di tesori del mondo. Anche per questo, la collezione deve avere un valore oltre la curiosità e la sorpresa, deve essere testimone della propria epoca e ne deve emanare tutto lo spirito. Occorre che corrisponda a un concetto di equilibrio e di harmonia e che abbia in sé un carattere d'architettura compiuta che ne faccia un unicum razionale.

L'impulso a collezionare è radicato nelle esigenze di affermazione dell'identità individuale e di manifestazione dell'appartenenza a un clan, necessità che si manifestano con il possesso di oggetti cui viene assegnato un valore semantico specifico e condiviso, e che, in virtù del significato che condensano, sono l'obiettivo di aspirazioni e passioni del collezionista.

Dal sentimento del collezionismo e dalla voglia di comunicare, di partecipare, di condividere, di commentare e di garantire cultura nascono i musei.

Uno dei valori del raccogliere oggetti singolari, rari, preziosi, affascinanti, infatti, è la loro salvezza e la loro conservazione, senza i quali ben poco si saprebbe di storie straordinarie e avventure segrete scritte nel legno e tracciate sull'argilla o incise nei metalli. Collezionare significa anche ricostruire la genesi dell'artefatto o dell'oggetto e comprenderne l'evoluzione, ripercorrerne le vicende private, ricercare, conservare e restituire i valori qualitativi del passato, nonché recuperare gli ideali di una minuta perfezione carica di emozioni, sentimenti, passioni, espresse attraverso tecniche e strumenti, tra evoluzione e conservazione, tra storia e memoria.

Il collezionista vive dunque un'originale forma di saudade, d'inquietudine e romantico rimpianto per quanto non ha potuto apprezzare a suo tempo e ancor più di apprensione per non aver seguito l'evoluzione dei materiali, delle tecniche e degli stili negli anni d'oro. Recuperandoli, si possono apprendere nozioni interessanti e utili dalle antiche cose e, soprattutto, si scopre che gli esemplari d'epoca possono essere assolutamente utili e che la selezione dei materiali e l'intensità della mano d'opera ne fanno spesso strutture vive e dinamiche di sublime e irripetibile qualità.

La qualità dinamica è un concetto approfondito da Robert M. Pirsig, esponente della filosofia on the road e autore di Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta, un'indagine sui valori, un'avventura della mente a cavallo di una moto dal Minnesota all'Oceano Pacifico. Qual è la differenza tra chi viaggia in moto sapendo come funziona e chi non lo sa? Ci si deve occupare della manutenzione della moto? Pirsig offre una risposta possibile, seppur poco pratica: il divino dimora negli ingranaggi del cambio con lo stesso agio che in vetta a una montagna o nei petali di un fiore. Ma se la moto fosse una barca…

E infatti, nel suo ultimo libro, Lila – Indagine sulla morale, Pirsig naviga dai Grandi Laghi a New York e poi attraversa l'Oceano Atlantico fino in Europa con la sua barca Areté (l'areté, αρετη, greca è l'eccellenza, la Virtù, il grado più alto del valore, impersonato dall'eroe, l'abituale e salda capacità di un uomo di eccellere in qualcosa. In Grecia, la capacità di essere "abitualmente eccellente" era chiamata ηθικη αρετη. La virtù della perseveranza è necessaria a tutte le altre, perché il carattere si deve formare continuamente con tenacia e costanza se l'uomo vuole mantenersi virtuoso. La parola latina virtus significa "virilità", dal latino vir, "uomo" e proprio dal suo carattere originariamente maschile, si riferisce alle abilità guerresche e al coraggio).

Una navigazione alla ricerca del significato della qualità, quella di Pirsig, con l'inquietante presenza del destino in forma di Lila, un'instabile bionda scovata in una taverna di velisti. Ma se Lila si pronuncia come lilà, in sanscrito assume il significato di gioco divino, il concetto induista di passatempi trascendentali della divinità o l'aspetto spontaneo della creazione che spiega l'Universo come teatro cosmico per gli dei. Una fantasmagoria che Shiva lascia sopravvenire e si confonde con la realtà, portando uno sconvolgimento fatale che oscilla tra inganno e meraviglia. Il tema è, infatti, legato a Shiva, il dio della distruzione e, per chi non ha simpatia per mode esotiche e alibi culturali, si ritrova nel Re Lear di William Shakespeare (15641616) in termini ben più desolanti che nella tradizione indiana: "Noi siamo per gli dei quel che sono le mosche per un ragazzo capriccioso: ci uccidono per divertirsi". Destino e navigazione accompagnano un turbine di eventi e una burrasca di pensieri per riflettere sul concetto di qualità come guida per interpretare la realtà. Esistono, secondo Pirsig, due modi complementari di vedere il mondo: quello classico razionale delle leggi fisse, delle tradizioni e quello romantico estetico, espressione del divenire, del fluire, indotta dal costante processo di innovazione ed evoluzione. La qualità dinamica, della libertà, crea il mondo, ma è la qualità statica, dell'ordine, a mantenerlo in vita.

Ma cos'è la qualità? Anche riflettendo su di uno stupendo reperto o di un oggetto dal design accuratissimo, non è agevole spiegarla, eppure essa è evidente e tangibile. La qualità è una realtà primaria, un evento tramite il quale il soggetto prende coscienza dell'oggetto, in quanto gli oggetti danno origine nel soggetto alla coscienza di sé.

La qualità riflette l'originalità dell'ideazione, l'acutezza dell'ingegno, l'uso pratico, l'essenza e la bontà dei materiali, la lavorazione accurata, la manualità competente, gli strumenti e il tempo impiegati nella realizzazione, l'economia complessiva, l'appagamento estetico, la sintesi che esprime, la praticità d'impiego, oltre ai significati tangibili e metaforici conferiti all'oggetto, alla discendenza dalla storia che lo precede, dalla cultura che lo esprime, dallo stile prevalente nel cui ambito nasce e cui fa compiere un passo avanti.

Senza arenarsi in elucubrazioni esaltanti quanto inutilizzabili sulla metafisica della qualità, è sempre interessante e acuto approdare a una certa immaterialità che ha la facoltà di distogliere lo sguardo maniacale e possessivo sulle cose, per interpretare una verità più profonda. Come le intuizioni che hanno certi uomini dalla sensibilità ricercata che vivono non conformandosi al modo di intendere comune, ma secondo una prospettiva più ampia e diversa che spesso li fa apparire eccentrici, loro che sono invece la cattiva coscienza dell'umanità e certamente ‘virano alla boa' prima degli altri.

Tirando i remi in barca, il tema della qualità materiale e del rigore storico è un elemento di fondo nel concetto del collezionismo.

A ricostruire radicalmente cose antiche e rendere utilizzabili a ogni costo oggetti di un tempo, il collezionista rigoroso preferisce un restauro puramente conservativo che in alcuni casi sfiora l'utopia. Il rispetto dell'originalità integrale riflette così il concetto della qualità assoluta e dell'aderenza totale alla realtà e alla vita.

Va anche rilevato che la qualità intrinseca dei vecchi materiali e le tecniche, ad esempio di carpenteria, sono decisamente superiori a quelle adottate nelle epoche successive. Basti considerare che il legno di prima qualità del commercio attuale sarebbe stato rifiutato come inaccettabile dai mastri d'ascia d'inizio secolo XX. Dunque, esistono cose che non possono essere totalmente restaurate, indipendentemente dai costi o dall'abilità del restauratore, per l'impossibilità di reperire un legno o altro materiale di qualità ormai introvabile.

L'oggetto d'epoca, poi, ben difficilmente è stato costruito in serie e la riesecuzione di un reperto sul suo simulacro è una cosa nuova e diversa: si duo faciunt idem non est idem.

Gli oggetti d'epoca sono, quindi, esemplari unici, rari, preziosi, effimeri e assolutamente irripetibili. Tutti i particolari hanno una vita limitata nel tempo e si possono usare, in realtà consumare, poi quell'oggetto non esisterà più, la ‘cosa' si sarà estinta.

Ma l'uomo continuerà ancora a collezionare per passione, per diletto e per sete di conoscenza.

 

 Luca M. Venturi


 


1. alla base della piramide dei bisogni di Abraham Maslow vi sono i bisogni principali che l'uomo deve soddisfare per poter vivere, come il mangiare, il bere e il dormire, seguono i bisogni di sicurezza, poi i bisogni di appartenenza, relativi i bisogni di stima ed infine i bisogni di autorealizzazione.

2. Il sistema limbico comprende alcune regioni del diencefalo e del telencefalo che coordinano le afferenze sensoriali con le reazioni corporee e le necessità viscerali (Papez 1958-9) e che rappresentano il luogo di origine delle emozioni (Fulton 1951).
Il concetto di Sistema Limbico non è tanto morfologico, quanto fisiologico e psicologico. Tale porzione del Sistema Nervoso Centrale interviene nell'elaborazione di tutto l'insieme dei comportamenti correlati con la sopravvivenza della specie, elabora le emozioni e le manifestazioni vegetative che ad esse si accompagnano ed è coinvolto nei processi di memorizzazione.
Il sistema simbico è una formazione filogeneticamente antica. Studiandone l'anatomia comparata si rimane sorpresi come, pur essendo differente la sua estensione nelle varie specie dei mammiferi, il suo sviluppo e la sua organizzazione siano simili. Tali osservazioni fanno ritenere che le basi fisiologiche dell'emotività e del comportamento siano simili in tutti i mammiferi (Valzelli 1970).
Il sistema limbico è costituito da formazioni grigie tra loro unite da importanti fasci di connessione. Le formazioni grigie del sistema limbico sono la corteccia del cingolo, il giro ippocampale, l'ippocampo, parte del nucleo amigdaloideo, i nuclei del setto pellucido, i nuclei mammillari dell'ipotalamo, il complesso nucleare anteriore del talamo.
I principali fasci di connessione tra tali formazioni grigie sono il fornice, la stria terminale e il fascio mammillo-talamico.

3. La corteccia prefrontale è la sede della creatività, della memoria, della comunicazione e dell'autocontrollo e determina il modo in cui la conoscenza immagazzinata nel cervello viene usata in situazioni specifiche. In altre parole, il buon uso funzionale della conoscenza acquisita e il suo uso adeguato in una determinata situazione, dipende da quanto si è in grado di usare la corteccia prefrontale in maniera efficace.

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