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“Tre Chefs in cantina – wine & live cooking”: cuochi si esibiscono alla Valsangiacomo Vini

L’azienda vinicola più antica del Ticino apre le sue porte il 28 e 29 maggio. Uberto Valsangiacomo racconta la genesi della manifestazione

Centottantacinque anni fa, esattamente nel 1831, Giovanni Valsangiacomo seminava sui colli del mendrisiotto il germe di una famiglia che per sei generazioni si sarebbe inerpicata nei tralci di un’attività completamente dedita al vino. Valsangiacomo Vini si impone, oggi come allora, nella coltivazione del vitigno sui colli ticinesi regalando un prodotto di nicchia, ma di alta qualità.

A raccogliere il testimone di Cesare è il figlio Uberto che, in occasione dell’evento “Cantine Aperte, organizzato da Ticinowine il 28 e 29 maggio, ha promosso “Tre Chefs in cantina – wine & live cooking”, giunto alla sua seconda edizione. Nella cornice delle cantine Valsangiacomo, tre cuochi ticinesi di indiscussa bravura– Eros Picco, Alessandro Fumagalli e Pablo Ratti – abbineranno a quattro vini assegnati, ognuno quattro piatti diversi con dimostrazione live.

Uberto, come nasce l’idea di “Tre chef in cantina”?

Qualche anno fa fui invitato a una manifestazione in Italia, svoltasi in una fantastica villa. Qui erano state istallate vere e proprie cucine per permettere a chef di alto livello di esibirsi. Trovai davvero molto interessante osservare questi maestri all’opera e anche il pubblico ne era davvero entusiasta. Mi accorsi, però, che mancava qualcosa, ma non realizzai subito di cosa si trattasse. Capii che il vero grande assente in questo evento era il vino, o meglio l’abbinamento cibo – vino. Pensai, allora, di riproporre presso le nostre cantine un appuntamento simile, ovviamente in scala ridotta, dove fossero i piatti a fare da contorno al calice che, invece, doveva essere il vero protagonista. Così, grazie all’aiuto dell’amico Fulvio Cavadini,  nacque la formula di affidare quattro vini a tre chef chiedendo loro di preparare, per ogni etichetta, un piatto. Risultato: la realizzazione di 12 pietanze d’alta cucina di fronte agli occhi del pubblico.  La formula è stata vincente: l’anno scorso hanno partecipato quasi 800 persone per un totale di 2400 degustazioni.

A che tipologia di target si rivolge questa iniziativa?

Il pubblico che partecipa all’evento è davvero eterogeneo. C’è la nostra clientela affezionata, ma in generale gli amanti della buona tavola curiosi di poter fare un assaggio di alta gastronomia, magari non potendosi permettere una cena in un ristorante stellato, e di capire non solo come riprodurre a casa certi piatti, ma soprattutto come accostare il giusto vino alle pietanze proposte. In un momento in cui la cucina è show business, l’attenzione sull’arte culinaria è molto alta e un po’tutti ci immedesimiamo chef, food blogger e sommelier. Questa è, quindi, una buona occasione per ampliare i propri orizzonti in materia e cimentarsi in un’esperienza concreta che ci consente di portare a casa un po’ di conoscenza, sia sulla creatività ai fornelli, sia su come il vino possa essere il vero esaltatore dei sapori.

“Tre Chefs in cantina” è un’opportunità di business?

Sicuramente è un’occasione che permette anche ai profani di comprendere tutto il lavoro che sta dietro una singola bottiglia, dalla coltivazione delle uve al prodotto finito. Sono sempre stato convinto che il miglior marketing sia quello di portare il cliente in cantina raccontandogli tutte le fasi di questa attività, gli sforzi e la passione che vi stanno dietro. Un buon prodotto si venderà sempre.

Quali sono le potenzialità del vino ticinese?

Il Canton Ticino conta 1’000 ettari di vigna in cui si coltiva principalmente Merlot per un produzione totale di circa 6 milioni di bottiglie all’anno. Si tratta di un numero davvero irrisorio rispetto a una qualsiasi azienda vinicola italiana, ma il nostro punto di forza è l’altissima qualità. Il nostro è, senza dubbio, un vino nazionale e i migliori rossi di tutta la Svizzera provengono proprio dal Ticino. Anche se siamo conosciuti e riconosciuti a livello internazionale, all’estero non c’è grande mercato perché la produzione è insufficiente e la concorrenza troppo alta.

Ci sarà una terza edizione di “Tre chef in cantina?”

Prima vediamo come andrà la seconda. Voglio sottolineare che siamo organizzati per qualsiasi condizione meteo, quindi un’eventuale pioggia non deve assolutamente scoraggiare. Sicuramente è una manifestazione cui tengo molto e in cui Valsangiacomo investe tanto, soprattutto in termini di preparazione: per organizzare questa manifestazione ci vogliono dai quattro ai cinque mesi. Se anche quest’edizione vedrà l’affluenza dell’anno scorso, quella di “Tre Chefs in cantina – wine & live cooking” potrebbe diventare una tradizione che si perpetuerà nel tempo, un appuntamento fisso per il Mendrisiotto e tutto il Ticino.

 

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