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Le diverse politiche delle banche centrali

Spinte dall'ottimismo, la Fed e la BoJ alzano i tassi, mentre Bns, Banca d'Inghilterra e Bce perseverano con una strategia accomodante

Il comportamento delle banche centrali è molto eterogeneo negli ultimi tempo. Alcune si aggrappano ai tassi negativi per accomodare le esigenze di un’economia in difficoltà e a scarsa portata di liquidità; altre, invece, iniziano puntano al rialzo per cercare, passo dopo passo, di riportare la situazione alla normalità. Cina e Stati Uniti stanno stringendo la loro politica monetaria, mentre l’eurozona e il Giappone allentano le briglie.

Gli istituti d’emissione hanno reagito differentemente alla decisione dalla Fed di rialzare tassi di un quarto di punto questa settimana. Pechino ha seguito le orme di Washington e fatto lievitare di un decimo di punto i suoi tassi a breve termine sui mercati monetari, mentre tutte le altre banche centrali hanno mantenuto la loro strategia di irrorare i mercati.

Cominciando dalla Banca del Giappone che ha ribadito la sua volontà di perseverare finché necessario per raggiungere l’obiettivo del rialzo dei prezzi del 2%. Stesso discorso per la Banca d’Inghilterra che ha lasciato invariato il suo tasso di riferimento, al livello più basso dall’agosto scorso, quando l’istituto aveva alleggerito la sua politica per contrastare l’effetto Brexit.

La Bns, invece, non si è mossa, così come l’istituto centrale norvegese e la stessa Bce che protrae a data da definirsi la sua strategia ultra accomodante.

Questa differenza tra il disegno americano e quella di gran parte delle maggiori economie mondiali potrebbe spiegarsi da differenze di posizionamento sul ciclo economico. Mentre negli Usa i dati su impiego e inflazione cominciano a dare segnali positivi, al contrario nell’Ue e nel sol Levante la ripresa è ancora troppo fragile e gli obiettivi d’inflazione troppo lontani.

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