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Voluntary bis: sicuro buco nell’acqua

A 15 giorni dalla chiusura, le domande inoltrate sono circa 6'500, ben lontane dalle 27'000 stimate

Entro 15 giorni, circa 21’000 contribuenti dovrebbero aderire alla seconda manche della voluntary disclosure. Considerando che, ad ora, le domande giunte alle Entrate si aggirano intorno alle 6’500, raggiungere le 27’000 pare impossibile persino al Governo italiano.

Per colpire il target vorrebbe dire che ogni giorno, per le prossime due settimane e weekend inclusi, dovrebbero partire dagli operatori incaricati circa 1’300 domande al giorno. Certamente qualcosa in più arriverà, ma non ci si può aspettare che in cassa entrino gli 1,6 miliardi sperati.

Diversi sono stati i fattori che hanno scoraggiato i contribuenti con nero celato ad aderire a questa seconda versione di collaborazione volontaria. In primis l’autoliquidazione che, anziché semplificare, ha aggiunto timor d’errore e, quindi, di beccarsi sanzioni ancor più elevate. Anche il raddoppio dei termini per i correntisti in Paesi che hanno stretto accordi fiscali di libero scambio con Roma prima del 24 ottobre 2016 ha fatto da deterrente, soprattutto a seguito dell’uscita degli elenchi di evasori contenuti nei Panama papers. Se ci aggiungiamo la poca chiarezza della legge e gli aggiustamenti in corsa, i fianle di questa voluntary bis non poteva che essere un buco nell’acqua.

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