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Lugano motore del Ticino

Nel secondo trimestre, secondo l'ODE sono calate in Ticino le iscrizioni al registro di commercio, mentre sono aumentate le cancellazioni

Il secondo trimestre non è stato così positivo per quanto concerne la creazione d’impresa in Ticino. Secondo l’ODE (Osservatorio delle Dinamiche Economiche Cantonali), nel periodo in rassegna le nuove iscrizione al registro di commercio sono calate, mentre le cancellazioni sono accresciute. Rallentamento percepito anche su base annua.

A livello settoriale, accelera la crescita delle imprese del settore turisticoricettivo, del settore formativo, delle attività finanziarie e assicurative e dei servizi terziari residuali mentre si riducono le aperture di imprese per il settore delle costruzioni, delle attività ricreative, dei trasporti e del commercio.

La variazione netta del numero di imprese è positiva per quasi tutti i settori; i saldi negativi interessano unicamente il settore del commercio, delle attività immobiliari e dei trasporti. La riduzione del numero di imprese del settore del commercio è la più rilevante e interessa in maniera maggiore le imprese di dimensione ridotta, da 1 a 9 dipendenti.

In relazione al contributo occupazionale delle nuove iscrizioni, il maggior apporto giunge dal settore delle attività professionali, tecniche e scientifiche e dai settori del commercio e manifatturiero, che rappresentano poco meno della metà dell’apporto sotto il profilo dimensionale.

Il distretto di Lugano continua a rappresentare il motore economico del cantone con il maggior numero di aperture e il più elevato incremento netto del numero di imprese. Diminuiscono, invece, le imprese operanti nel distretto di Mendrisio, mentre la tendenza è inversa  negli altri distretti di Locarno  Bellinzona.

Il maggior numero di nuove iscrizioni ha riguardato società a responsabilità limitata (SARL e SA) o personali. Sono inoltre aumentate le aperture di filiali di imprese nazionali ed estere. Si osserva un importante aumento del numero di dirigenti con nazionalità Svizzera (dal 43% all’80%) e una forte riduzione del numero di dirigenti di nazionalità Italiana (dal 35% al 18%) e di dirigenti di altre nazionalità (dal 13% al 2%).

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