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Fuggi Fuggi generale da Riad

Maxi giro di vite sulla corruzione in Arabia Saudita. Gli investitori vendono e scappano

C’è aria di purga nel Golfo Persico. L’Arabia Saudita si trova, da giorni, nel bel mezzo di un ciclone che sta spazzando via sceicchi e ministri venduti. Già 11 principi e frotte di politici sono finiti in carcere a seguito di un grosso giro di vite sulla corruzione. In questo frangente sarebbero già stati congelati circa 1’200 conti correnti di persone indagate.

Timorosi di conseguenze irreversibili, come il sequestro da parte delle autorità saudite, molti investitori starebbero spostando altrove i loro capitali. A rivelarlo è Bloomberg che parlerebbe di un esodo di beni verso Europa, ma soprattutto Asia.

Reuters, invece, racconta che molti investitori sauditi si sarebbero rivolti a gestori patrimoniali degli Emirati Arabi per vendere interi pacchetti azionari. A tamponare questa emorragia sarebbero intervenuti fondi statali con acquisti, a detta delle agenzie, per 18 miliardi di dollari.

Del resto la situazione sarebbe davvero grave e gli inquirenti di Riyad avrebbero dichiarato che negli ultimi decenni si sarebbero verificati episodi corruttivi per oltre 100 miliardi di dollari. A questo punto ci si aspetta che l’inchiesta si espanda a macchia d’olio anche negli altri Paesi del Golfo anche se quello che sembra strano è che un’operazione di questa portata giunga proprio alla vigilia della quotazione del colosso petrolifero Saudi Aramco. Si tratterebbe, infatti, della più grande Ipo della storia. Dove avverrà, ora, la quotazione? A Wall Street, Londra, Tokyo o Hong Kong? Per corteggiatori c’è solo l’imbarazzo della scelta.

 

 

 

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