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Le società fiduciarie italiane si spostano nei Grigioni

Dal 2013 al 2017 ben 333 società si sono trasferite dal Canton Ticino ai Grigioni, di cui 277 si sono installate nei sette comuni di lingua italiana. La motivazione di questa transumanza non è difficile da spiegare. Infatti, da qualche anno nel Canton Ticino sono aumentati i controlli sulle fiduciarie.

Una serie di società fiduciarie stanno migrando dal Ticino al Grigionitaliano. Questo è quanto emerge da un’indagine del giornale economico italiano Il Sole 24 Ore.

Infatti, dal 2013 al 2017 ben 333 società si sono trasferite dal Canton Ticino ai Grigioni, di cui 277 si sono installate nei sette comuni di lingua italiana. La grande differenza è che mentre in città come Lugano le sedi di questi consorzi sono appariscenti e lussuosi, in Mesolcina vengono abilmente camuffati.

La motivazione di questa transumanza non è difficile da spiegare. Infatti, da qualche anno nel Canton Ticino sono aumentati i controlli verso queste società.

La maggior parte di queste aziende opera nel settore fiduciario ma negli ultimi anni sta crescendo la presenza anche di realtà provenienti dal mondo del settore edilizio o in quello degli esercizi pubblici.

Anche se è un’azione perfettamente legale, il rischio è che dietro molte di queste realtà si nascondano operazioni di riciclaggio di denaro sporco, frodi fiscali e addirittura l’ingresso di capitali della criminalità organizzata italiana e transnazionale.

Alcuni esempi eclatanti si riscontrano in città come San Vittore: un borgo di 766 abitanti dove si sono insediate 143 società, vale a dire una ogni 5,3 abitanti. Anche nella cittadina di Roveredo ne è un esempio. Qui sono registrate ben 1.617 società, di cui 528 (32,6%) attive.

La rivolta contro le società dette “bucalettere” è partita nel 2003 con la denuncia del sindaco di San Vittore Nicoletta Noi Togni.

Recentemente questa battaglia è stata rimessa in causa dal granconsigliere del Parlamento dei Grigioni, Peter Hans Wellig, denunciando la facilità con la quale è possibile ottenere i permessi di dimora da parte di stranieri, che invece non vengono più rilasciati facilmente nel Canton Ticino per frenare la forte richiesta proveniente dall’Italia.

Non c’è dunque da meravigliarsi se il Grigionitaliano è diventato un cimitero degli elefanti dove le società vanno a morire.

Anche l’ex procuratore pubblico di Lugano Paolo Bernasconi ha commentato la faccenda paragonando la valle Moesa ai paradisi fiscali dei Caraibi definendola «una splendida isoletta tra i monti». La mancanza di controlli è un carburante per le truffe. «Sono numerosissimi gli investitori, non solo italiani, ma anche ticinesi e da tutto il mondo – afferma Bernasconi – che sono stati truffati anche da società che hanno un ufficetto di rappresentanza a Lugano, con brochure in carta patinata, ma che operano in val Moesa».

Ma c’è la volontà politica di cambiare le cose? «Assolutamente no – risponde Bernasconi -, tanto che recentemente si è assistito alla revisione federale dei registri di commercio ma non è stato fatto nessun passo in avanti. E questi ultimi rimangono ciechi, sordi e muti».

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