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Pictet AM: criptovalute tra moda e futuro

La società di Asset Management ha pubblicato un documento che riporta un accurato ragionamento su quale potrebbe essere il vero significato economico e finanziario del Bitcoin e delle altre criptovalute.

Riguardo all’andamento delle cybermonete possiamo affermare che la volatilità così dirompente che ha caratterizzato la storia di queste nuove valute negli ultimi mesi ha sicuramente aiutato a riempire le pagine di tutti i giornali finanziari di notizie avvincenti, ma ha anche instillato nella mente dei vari investitori svariati dubbi e incertezze su questo nuovo macro mondo finanziario.

Per il momento queste cybervalute hanno mostrato la loro facciata peggiore. Infatti, come mezzo di investimento sono state estremamente inaffidabili oltre al fatto che già molti esperti ed analisti inneggiano al rischio di una bolla e che la loro esistenza è destinata a finire con la stessa rapidità con cui è iniziata.

Ma allora perché queste valute cibernetiche non sono state ancora del tutto abbandonate? La risposta a questo interrogativo la possiamo ritrovare all’interno della crescita della tecnologia di registro distribuito come la blockchain che supporta questi prodotti finanziari.

Ma anche il blockchain ha le sue luci ed ombre. Infatti, questo nuovo strumento potrebbe totalmente rivoluzionare il corso della politica monetaria convenzionale creando così un ulteriore sensazione di disagio per analisti ed investitori istituzionali.

Pictet Asset Management all’inizio di questo mese ha pubblicato un interessante documento che riporta un accurato ragionamento su quale potrebbe essere il vero significato economico e finanziario del Bitcoin e delle altre criptovalute.

Valute o no?

Al momento, molti hanno una certa conoscenza di base delle criptovalute come il Bitcoin, sebbene solo gli specialisti paiano in grado di comprenderne i dettagli. Una delle confusioni principali riguarda la loro eventuale assimilazione a valute vere e proprie.

Le valute hanno tre funzioni. Servono come strumento di pagamento, unità di conto e riserva di valore. Non è chiaro se il Bitcoin funzioni su tutti e tre questi livelli.

Per cominciare, non c’è molto che si possa acquistare con il Bitcoin. Tende ad essere costoso e macchinoso da utilizzare. Infatti, elevati costi di transazione e lunghi tempi di regolamento hanno fatto sì che anche l’organizzazione di una recente conferenza sul Bitcoin si sia rifiutata di accettare il pagamento dei biglietti con la criptovaluta. Poche merci sono valutate in Bitcoin. E non è possibile neanche detenere attivi sottostanti in Bitcoin.

Inoltre, i governi garantiscono la fruibilità delle loro valute, se non altro perché sono lo strumento per pagare le tasse. Al contrario, non c’è alcuna autorità mondiale che garantisce per il Bitcoin. I sostenitori ritengono che sia proprio questa la specificità delle criptovalute – nessun governo o istituzione può gonfiarle e la loro offerta è fondata sulle loro regole di base, che a quanto pare non sono ferree  come spesso si sottolinea.

I Bitcoin possono essere compromessi da chiunque riesca ad ammassare oltre il 51% del potere di produzione del Bitcoin. In effetti, costoro possono aumentare la quantità massima fissata di Bitcoin, che è stata stabilita in 21 milioni ed è il fondamento di molte discussioni sul motivo per cui mantenga meglio il suo valore rispetto alle valute a corso forzoso.

Considerato che si dice che circa il 79% della creazione di Bitcoin sia basato in Cina e che i cinesi siano tra i principali detentori di Bitcoin, esiste il rischio non trascurabile che le autorità di Pechino potrebbero trovare il modo per prendere il controllo della criptovaluta.

In effetti, il coinvolgimento del governo costituisce un rischio importante per il Bitcoin e le altre valute digitali. I legislatori sono preoccupati per la capacità delle criptovalute di agevolare le attività in nero, per il consumo già notevole di elettricità per la loro creazione (solo a novembre, l’energia consumata per la produzione di Bitcoin è cresciuta di circa il 30% e ha pesato per lo 0,13% della domanda mondiale di energia), per le finalità delle transazioni e per il loro potenziale di scatenare problemi bancari sistemici in quanto le persone si indebitano per acquistarli. Ad esempio, il governo sudcoreano, prima di fare marcia indietro, ha ventilato l’ipotesi di vietare le negoziazioni in Bitcoin, una fonte di preoccupazione visto che il Paese è una delle piazze principali di negoziazione della criptovaluta.

Il potenziale per problemi sistemici va oltre i singoli che utilizzano le carte di credito per acquistare Bitcoin. Agli attuali prezzi di mercato, il valore dei Bitcoin in circolazione ammonta a 170 miliardi di dollari statunitensi, equivalenti al 4,2% della base monetaria USA, al 2,1% delle riserve auree mondiali e allo 0,8% della base monetaria globale. Riteniamo che la produzione di Bitcoin abbia già costituito l’11% dell’espansione della fornitura mondiale di valuta.

E vale la pena di sottolineare che, tra l’altro, sebbene le criptovalute siano pensate per difendere dal signoraggio, che è la capacità dei governi di indebolire le loro valute, alle autorità piace avere questo potere e sono disposte a compiere ogni sforzo per accaparrarselo.

Un asset adrenalinico

Se le criptovalute non son vere valute, cosa sono? Per molto tempo, valutazioni alle stelle (secondo i termini delle valute tradizionali) le hanno fatte sembrare un investimento spettacolare. Il Bitcoin ha iniziato il 2017 a 985 dollari USA. Ad agosto aveva quadruplicato il suo valore. E poi lo ha nuovamente quadruplicato all’inizio di dicembre, raggiungendo il picco ad oltre 19.000 dollari USA. Ma con la facilità con cui sale, altrettanto scende. I prezzi sono ritornati appena sotto i 10.000 dollari dopo alcune ondate di notizie negative. Senza nulla alle spalle, se non l’entusiasmo degli investitori, non c’è motivo per cui le valutazioni del Bitcoin non dovrebbero ridiscendere al livello in cui erano all’inizio dell’anno scorso. Come investimento, ha mostrato la capacità di generare rendimenti spettacolari, e perdite altrettanto spettacolari.

Il Bitcoin è destinato solo a coloro che tollerano il rischio. Ha una volatilità annualizzata del 90%, un percorso adrenalinico, ma non senza precedenti. Tenete presente che l’oro ha avuto una volatilità annualizzata di circa il 70% nell’impennata inflazionistica del 1979-80.

In effetti, spesso la criptovaluta è paragonata all’oro: la Commodity Futures Trading Commission statunitense classifica i future sui Bitcoin come una commodity. Come l’oro, anche il Bitcoin non genera un rendimento ed è ampiamente valutato in base alla percezione degli investitori. Ma le valute digitali non hanno alle spalle un passato come quello dell’oro. Per quanto tempo godranno della fiducia degli investitori non è dato sapere. In più Bitcoin non è un’entità fisica. Il cambio digitale al quale questa criptovaluta è trattata è stato manomesso. I borsellini digitali sono stati saccheggiati. E gli arresti e i guasti dei computer hanno spazzato via la ricchezza del Bitcoin.

Soprattutto, gli investitori dovrebbero preoccuparsi del recente delirio di entusiasmo per le criptovalute, un segnale chiave che è in atto una bolla, così come la traiettoria di prezzo del Bitcoin. Potrebbe salire ancora? Certamente. Se è una bolla, il paragone più vicino è probabilmente la Bolla dei Tulipani olandesi della prima metà del Seicento.

Il Bitcoin pare particolarmente interessante per coloro che non ricordano più la bolla dei titoli “dot com”, ossia i Millennials. Un recente sondaggio ha mostrato che sebbene il 2% degli americani possieda Bitcoin, la proporzione raddoppia tra i nati tra i primi anni ‘80 e i primi anni ‘90.

Cripto porte verso il futuro

Quindi se le credenziali del Bitcoin come valuta e come investimento pongono seri dubbi esitazioni, perché riceve così tante attenzioni?

Innanzitutto, perché stimola lo sviluppo di una tecnologia sottostante: i sistemi di registro distribuito, come la blockchain. I registri distribuiti sono essenzialmente strumenti per garantire che nessuna autorità controlli le informazioni sulle transazioni; infatti è un database condiviso e aggiornato in tutta la rete. Per parecchio tempo, Bitcoin e blockchain sono stati concetti inseparabili nella mente di molte persone. Ma mentre il Bitcoin fa affidamento sulla blockchain per verificare le transazioni, la blockchain può essere applicata a qualsiasi importo di unità di conto.

Il recente massiccio investimento nella potenza di calcolo delle operazioni di produzione dei Bitcoin e nello sviluppo di altre criptovalute è analogo all’elevata spesa in infrastruttura di telecomunicazioni durante il boom tecnologico di fine anni ‘90. Molte società sono regredite fino ad arrivare al fallimento quando la bolla tecnologica è scoppiata nel 2001, ma l’infrastruttura è rimasta, fornendo il terreno per la rivoluzione Internet degli ultimi due decenni.

Il Bitcoin potrebbe rivelarsi un elemento costitutivo analogo per la prossima generazione di tecnologia finanziaria, non ultima quella dei registri distribuiti. In effetti, alcuni investitori vedono il Bitcoin come un investimento azionario in blockchain e detengono Bitcoin come se detenessero azioni in una società di blockchain.

Il Bitcoin potrebbe rivelarsi un elemento costitutivo per la prossima generazione di tecnologia finanziaria

Contemporaneamente, difficilmente le criptovalute spariranno del tutto. In un mondo di sperimentazione massiccia della politica monetaria, un incidente serio provocato dalle banche centrali è tutt’altro che irrealistico. Anche le valute di riserva sono potenzialmente a rischio di iperinflazione, una crisi monetaria che potrebbe minare in maniera definitiva il sistema esistente.

Questo quadro può sembrare inverosimile, ma i regimi monetari non durano per sempre. L’attuale sistema post-Bretton Woods è rimasto in vigore per soli 40 anni. Per poter abbandonare il sistema esistente, deve prima esisterne uno sostitutivo, come le criptovalute. Questo è il motivo per cui il loro sviluppo potrebbe mostrare le prime avvisaglie di un cambio di regime.

L’adozione di massa delle criptovalute toglierebbe alle banche centrali il loro monopolio nella creazione di moneta e quindi nel controllo della politica monetaria. Un’economia basata sul Bitcoin sarebbe molto più volatile. Non stupisce affatto allora che le banche centrali stiano rimuginando su come creare le loro valute digitali.

Tutto ciò per dire che qualsiasi cosa succeda con il Bitcoin nel prossimo futuro, qualche versione della criptovaluta probabilmente continuerà a circolare.

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