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UBS: ecco come i super ricchi hanno affrontato le difficoltà di mercato

Dal 5 al 11 febbraio l’asset manager elvetico ha effettuato un sondaggio tra 710 dei suoi clienti della fascia high-net worth e 310 manager d'impresa.

Secondo quanto riferito dal report mensile di UBS Wealth Management “Investor Watch Pulse”, durante l’ondata di volatilità che ha colpito gli indici azionari nella prima metà di febbraio, i vari investitori hanno saputo mantenere un certo sangue freddo, mostrando però anche una refrattarietà a utilizzare la loro riserve di liquidità.

Infatti, da questo report risulta che ben l’84% degli intervistati ha percepito la caduta dei listini come un fatto temporaneo e non il come un segnale di una recessione in arrivo. Inoltre, l’86% dei sondati hanno giustificato il proprio ottimismo di un prossimo recupero grazie al motto “i fondamentali economici rimangono forti”.

Questo sondaggio, è stato effettuato nella settimana tra il 5 e l’11 febbraio dall’asset manager elvetico, tra 710 dei suoi clienti della fascia high-net worth cioè persone che hanno patrimonio investito superiore al miliardo di dollari e 310 manager d’impresa.

Insomma, anche secondo quanto dichiarato da Michael Ryan, chief investment officer di UBS Wealth Management per le Americhe, i grandi investitori sembrano aver compreso che quel che spinge i prezzi delle azioni è la forza degli utili societari e proprio secondo questa ipotesi che la correzione di febbraio è stata diversa dalle altre.

Infatti, sembra che questo momento di difficoltà di mercato non sia stato innescato, come tipicamente avviene, da paure legate a crescita economica o eventi geopolitici, ma semplicemente da un sussulto di preoccupazione su inflazione e ritmo della normalizzazione delle politiche monetarie della Fed.

Anche se quasi il 70% degli intervistati ha ritenuto che quello attuale sia un buon momento per comprare azioni, solo una percentuale tra il 10 e il 15% dichiara però di aver impiegato le sue disponibilità di cash per espandere gli investimenti in equity durante la correzione.

Inoltre, l’80% dei grandi investitori ha risposto di aspettarsi che da qui in avanti il mercato sarà più volatile, e una forte variazione di orientamento ha registrato il dato sulla bullishness di breve periodo. Ed è così che solo 43% dei miliardari si considerano rialzisti guardando all’andamento dei mercati nei prossimi 6 mesi.

Le prospettive dell’economia rimangono ambivalenti: la percentuale di coloro che esprimono ottimismo sull’outlook economico in un orizzonte di 12 mesi è calata al 58% dal 72% della precedente rilevazione di gennaio.

Anche se questa valutazione si ribalta spostando l’orizzonte a dieci anni: il 70% degli intervistati sostiene di avere fiducia sugli scenari economici di lunghissimo periodo, contro il 57% registrato a gennaio.

Quanto alle principali minacce al benessere finanziario, dalla prospettiva dei grandi patrimoni sono nell’ordine il clima politico di Washington (64%), l’entità del debito pubblico americano (per il 58%) e la risalita dei costi della sanità (51%).

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