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Art Basel Hong Kong e il mercato dell’arte asiatica

Il mercato cinese, secondo i dati concessi dal report redatto da Ubs e la direzione di Art Basel, già dallo scorso anno ha riacquisito la seconda posizione all’interno della classifica dei paesi che hanno il maggior impatto sul mercato dell’arte.

Pochi giorni fa si è chiusa la sesta edizione di Art Basel Hong Kong che nonostante i numerosi appuntamenti a livello mondiale rimane uno degli eventi più importanti dell’anno per tutti gli appassionati arte.

L’evento ha dato visibilità a ben 248 gallerie provenienti da 32 paesi grazie alla presenza degli 80mila visitatori che hanno deciso di partecipare ad uno dei più importanti avvenimenti dedicati al mercato dell’arte al mondo.

Per questa edizioni la fiera è stata suddivisa in quattro settori: la sezione Galleries dove hanno partecipato 195 espositori; la sezione Discoveries, segmento dedicato agli artisti emergenti che sono stati proposti da 25 gallerie; la sezione Kabinett con 30 progetti curatoriali esposti negli stand delle gallerie; ed infine la sezione Insights dedicata ai progetti di artisti provenienti da tutta la regione Asia-Pacifico, con la partecipazione di 28 gallerie.

Un dato interessante è che circa la metà delle gallerie presenti in fiera proveniva dall’Asia, offrendo un’approfondita panoramica della diversità artistica della regione e, in particolare, della Cina.

In effetti il mercato cinese, secondo i dati concessi dal report pubblicato tramite una collaborazione fra il gigante bancario elvetico Ubs e la direzione di Art Basel, già dallo scorso anno ha riacquisito la seconda posizione all’interno della classifica dei paesi che hanno il maggior impatto sul mercato dell’arte.

Infatti, la nazione asiatica costituisce il 21% del mercato pari a 13,2 miliardi di dollari, una cifra ragguardevole se si pensa che tutto il continente asiatico genera il 23% delle vendite di arte a livello mondiale. Inoltre, l’incremento della ricchezza asiatica e l’andamento dei mercati locali suggeriscono che la quota potrebbe aumentare in futuro.

Nel caso specifico Hong Kong è un centro fondamentale per le transazioni di opere d’arte, soprattutto grazie all’assenza di tasse e alla vicinanza alla Cina continentale, anche se il costo di affitto per aprire nuove gallerie rappresenta un ostacolo da non sottovalutare.

Infatti, l’aumento dei prezzi degli spazi di locazione ha portato molte gallerie ad aprire i loro atelier all’interno quartiere industriale di Wong Chuk Hang, alla periferia dell’isola di Hong Kong, per trasformando l’area in un nuovo polo artistico.

Ma anche se il mercato dell’arte si sta rafforzando anno per anno non mancano alcune difficoltà che derivano dal maggior controllo da parte di Pechino sui deflussi di capitale, una situazione che sta creando non pochi problemi per i pagamenti da parte dei clienti.

A dicembre, le autorità cinesi hanno limitato i prelievi all’estero delle carte bancarie cinesi a 100.000 Rmb (15.900 $) all’anno. La quota di valuta estera annuale per persona è stata mantenuta a 50.000 dollari.

Tra gli scambi che hanno caratterizzato l’appuntamento di Hong Kong quella di maggior successo è stata la vendita per 35 milioni di dollari di “Untitled XII”, 1975 di Willem de Kooning da parte di Lévy Gorvy a un collezionista privato anonimo favorita, come sottolineano gli esperti, da un’attività di contatti e realizzi che ha preceduto la partecipazione alla fiera. L’opera aveva anche una provenienza di tutto rispetto in quanto apparteneva al collezionista e miliardario Paul Allen, co-fondatore di Microsoft.

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