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Bce teme il protezionismo Usa

Dai verbali della riunione di marzo emerge il timore di un euro troppo forte

La paura più grande che si profila all’orizzonte per la Bce è quella di una guerra commerciale con gli Usa, timore che emerge dai verbali della riunione dello scorso mese.

La crescita dell’economia europea, ormai conclamata, deve accompagnare l’istituto centrale a una riduzione delle iniezioni di liquidità, misura per cui gli investitori dovranno riabituarsi a cavarsela da soli in una normalità che non si assapora, ormai, da oltre dieci anni.

Ora a dare problemi c’è l’euro, il cui cambio negli ultimi mesi ha preso ancora più vigore a causa della tendenza statunitense verso il protezionismo. La forza della moneta unica inquieta i governanti che traducono questo rialzo in incertezza e in un possibile calo dell’inflazione per cui tanto si è faticato negli ultimi anni.

Una guerra commerciale con Wahington potrebbe, quindi,  riportare l’istituto centrale sui suoi passi ovvero a persistere con l’acquisto di asset per non forzare troppo la mano sulle imprese europee e sugli investitori, lasciandoli a secco di liquidi.

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