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Scandolo Petrobras: un miliardo nelle banche svizzere

Coinvolti nelle indagini quaranta istituti tra cui PKB e la ex BSI. I dati del procuratore pubblico federale

Oltre un miliardo di franchi legati allo scandalo di corruzione Petrobras sarebbero confluiti in conti svizzeri. Questo caso pende sulle banche nostrane coinvolte come una spada di Damocle poiché il pubblico ministero elvetico, insieme a quello brasiliano, starebbe indagando su di loro da oltre quattro anni per corruzione e riciclaggio.

Gli inquirenti dell’operazione denominata “Lava Jato” è emersa relativamente a un flusso di proventi, legati a tangenti, molti dei quali sarebbero finiti negli istituti svizzeri.

Il procuratore pubblico, Michael Lauber, ha costituito una taskforce che sarebbe concentrata su quaranta istituti, mille contatti sviluppati negli ultimi anni e numerosi conti sospetti. Lauber dichiara, nel report annuale, che i capitali congelati avrebbero raggiunto, a fine 2017, il miliardo di franchi.

Tra le banche implicate nell’affare Petrobras ci sarebbero la PKB di Lugano, multata all’inizio dell’anno per violazioni del protocollo antiriciclaggio, la BSI, ora inglobata alla EFG Internatioanal, Coutts International, i cui asset ora sono sotto Union Bancair Privée; altri istituti come Safra Sarasin, HSBC, Lombard Odier, Pictet, Banque Cramer e Julius Baer sarebbero nel mirino delle autorità.

Il caso sarebbe ancora lontano dalla chiusura. La taskforce ora punta il riflettore su società e persone che potrebbero essere coinvolte nella vicenda.

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