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Anche i galleristi soggetti alle norme antiriciclaggio

Come stabilisce la V Direttiva europea, i professionisti dell'arte dovranno effettuare l'adeguata verifica per transazioni sopra i diecimila euro

Anche l’arte necessita una severa due diligence. Arriva da Bruxelles la stretta sul mercato dell’arte in ambito antiriciclaggio: d’ora in avanti tutti i galleristi d’Europa dovranno effettuare l’adeguata verifica sia sugli acquirenti che sui venditori d’opere che il cui valore supera i 10’000 euro.

Questo è quanto contenuto nella V direttiva antiriciclaggio, che il Parlamento Europeo ha approvato lo scorso 19 aprile, il cui testo dovrà entrare in Gazzetta Ufficiale Europea previa approvazione del Consiglio.

Sì, perché l’arte è uno dei veicoli più sofisticati e preferiti dai riciclatori di proventi illeciti. Per questo, la Commissione europea considera fondamentale rendere questo mercato, così come quello dei trust e dei bitcoin, più trasparente. Per la prima volta, tutte le figure che lavorano in questo settore, ovvero galleristi, gestori di case d’asta e antiquari, saranno considerati alla stregua di professionisti e operatori finanziari e dovranno dare il loro contributo alla lotta contro il reimpiego di capitali illegali così come al finanziamento del terrorismo. A loro è, quindi, esteso l’obbligo di verificare la clientela e di inviare segnalazioni di operazioni sospette.

Altra novità introdotta è che i controlli dovranno essere effettuati a prescindere dal metodo di pagamento. La carta di credito non sarà garanzia di un’operazione pulita, proprio come il contante.

Dal Report sulla valutazione dei rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo nel mercato interno, realizzato dalla Commissione Ue, è emerso come nel Vecchio continente le transazioni di opere d’arte, gioielli, antichità e reperti, sia un mercato troppo vulnerabile e davvero poco regolamentato.

Dal canto sua la Cinoa, Confederazione internazionale delle associazioni di antiquariato e arte, si è lamentata della ristrettezza di tale misura. La soglia dei diecimila euro sarebbe troppo bassa e le nuove regole potrebbero influenzare negativamente le vendite di basso valore.

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