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EFG International: dopo BSI, puntiamo all’Asia

Il Ceo, Giorgio Pradelli, annuncia di aver tamponato le perdite dall'acquisizione della banca luganese e di guardare verso oriente

L’acquisizione della BSI, a seguito dello scandalo 1MDB, non è stata semplice da digerire da parte di EFG International che, ora, spiega come ha intenzione di portare avanti la crescita dell’istituto.

“Dobbiamo raccogliere più forze dalla strada. La nuova banca non è ancora dove vorremmo che fosse”, ha dichiarato il Ceo di EFG, Giorgio Prandelli al Finanz und Wirtschaft.

L’Asia, come gran parte dei private banking svizzeri, rappresenta il nuovo scenario di crescita. Qui l’istituto zurighese gestisce già 40 miliardi di franchi. “L’Oriente è molto importante per noi”, dice Pradelli al giornale svizzero-tedesco, sottolineando quanto EFG International sia redditizia nella regione.

Il gruppo stava cercando di espandersi quando, nel 2016, ha rivelato il piano di acquisizione della Banca della Svizzera italiana per 1,3 miliardi di dollari. Subito dopo, l’istituto luganese è stato travolto dallo scandalo del fondo malese, vicenda tortuosa per entrambe le banche: per l’acquisita, che ha perso la licenza bancaria, e per l’acquirente che ha dovuto affrontare la perdita dei clienti di Bsi, le multe e le vicende giudiziarie. Ora EFG è quasi riuscita a tamponare le perdite e ad arginare i rischi provenienti dalla fusione.  Pradelli spiega che, nel frattempo, la banca si è protetta dai rischi finanziari, anche futuri.

EFG, inoltre, si starebbe liberando degli asset indesiderati. In Asia, la banca sta cercando imprenditori che si siano guadagnati da soli la loro fortuna e vogliano rimanere dinamici. Diversamente dall’Europa, spiega Pradelli, dove i clienti sono meno recettivi a prodotti come mandati discrezionali gestiti dalla banca, iIn Asia i nostri clienti vogliono avere accesso diretto al mercato dei capitali e essere attivi”. Ieri il Ceo ha divulgato il piano di rinnovo del personale, con un ridimensionamento del management.

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