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La Russia crea i suoi paradisi

Per evitare le persecuzioni e le ammende agli oligarchi russi, il Cremlino potrebbe creare zone offshore dedicate ai propri ricchi

Se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna. Analogamente, se i paradisi fiscali si stanno estinguendo, allora la Russia se li fa in casa. Per dare un freno alle sanzioni internazionali che perseguitano gli oligarchi russi e i loro conti esteri, il presidente russo, Vladimir Putin, ha deciso di creare zone amministrative speciali ad hoc dedicate agli amici facoltosi del Cremlino.

Un po’come Jersey lo è per la corono inglese, queste aree sarebbero centri finanziari offshore dove i Paperoni dell’est potranno rifugiare i loro beni godendo di favoritismi fiscali. Il progetto non è ancora in atto, ma potrebbe concretizzarsi in uno schiocco di dita, addirittura a fine estate. Non resta che definire i dettagli legali e farne legge. Secondo Victor Pinsky, uomo di fiducia di Putin, l’iniziativa potrebbe generare un afflusso di oltre il miliardo di dollari.

Fisicamente, i luoghi interessati potrebbero essere l’isola Oktyabrsky e quella di Russky.  Qui i magnati potranno trasferire capitali e aziende in modo rapido e indolore, ovvero senza il rischio di multe, attraverso una burocrazia molto leggera. Massima riservatezza, inoltre, sui titolari effettivi delle società i cui nomi si perderanno nell’etere. Non solo, tali società potranno anche quotarsi sulle Borse russe senza dover presentare documentazione sui rendimenti e sulle transazioni. Una mossa davvero controcorrente se si pensa che i Paesi e le organizzazioni internazionali stanno remando verso una maggior trasparenza al fine di prevenire il riciclaggio di denaro. Eppure, proprio per questo, questi nuovi paradisi offshore  russi potrebbe diventare le nuove lavatrici di capitali che molti stanno cercando. Putin e amici compresi.

 

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