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Pronte le direttive per la Brexit

Sì alla libera circolazione dei beni, no a quello di persone e servizi finanziari

Il 23 giugno di due anni fa il popolo britannico ha scelto di abbandonare l’Unione europea. Al di là dello shock e delle eventuali ripercussioni sull’economia del Paese, il vero dilemma era come tirarsi fuori. Ieri, finalmente, il Governo britannico ha partorito il White Paper, 98 pagine che il Parlamento dovrà analizzare e contenenti tutte le proposte sui  nuovi rapporti tra Londra e Bruxelles.

La strada scelta dal gabinetto di Theresa May è un accordo di associazione la Gran Bretagna e l’Ue con lo scopo di mantenere vive le relazioni economiche e di libero scambio. Al contrario, per quanto concerne i servizi finanziari e le politiche migratorie Londra vuole viaggiare in solitario. Insomma, i vecchi volponi degli inglesi vogliono prendersi i vantaggi lasciando gli svantaggi agli ex colleghi membri.

La May vuole arrivare alla firma addirittura prima di ottobre, ma prima bisogna che Bruxelles analizzi la proposta. Tuttavia le voci pro brexit sono dell’avviso che si tratti di un’uscita di nome, ma non di fatto, una soluzione di comodo che non rappresenta il volere di coloro che hanno votato un distaccamento totale dall’Europa.

La prima ministra sa bene, però, che un taglio netto equivarrebbe a un disastro dal punto di vista commerciale, mentre il White Paper garantisce una libera circolazione delle merci in un accordo doganale “facilitato”. Diversa la posizione, invece, per quanto riguarda il passaggio di capitali, servizi e persone. Per quanto concerne le banche, la situazione è più complicata perché, se da una parte Londra vuole mantenere le proprie regole per un settore che vale l’80% dell’intera economia del Paese, dall’altro perdere il passaporto per offrire servizi al di là della manica significa la dipartita di molti istituti dalla City.

 

 

 

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