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Turchia: colpo gobbo sulla lira

Le sanzioni di Trump fanno cadere la moneta turca del 20%. Banche europee molto esposte

Oltre alle anomale temperature che sciolgono i fiordi norvegesi, a infiammare questa bollente estate ci si mette anche la lira turca. Settimana scorsa, il tweet di Trump sull’imposizione di pesanti dazi su acciaio e alluminio, come rappresaglia per la detenzione in Turchia di un pastore evangelico statunitense, ha fatto crollare la divisa del 12% sul dollaro a 6,3.

Già di per sé debole, con questa misura l’economia del Paese sul Bosforo rischia davvero il tracollo tanto che la lira ha chiuso la settimana lasciando sul campo addirittura il 20% e trascinando la Borsa di Istanbul giù dell’’8%. Le sorti della vicenda ora sono in mano al presidente Erdogan che non sembra voler cedere ai ricatti della grande potenza, forse perché già abituato a crisi di ampia portata.

Intanto venerdì lo spread tra il BTp decennale e il corrispettivo Bund , ha chiuso in rialzo a 268,8 punti base. Il sisma valutario si è propagato fino in Europa dove un po’ tutte le Borse hanno chiuso ribasso.

Il Vecchio Continente sarebbe esposto con la Turchia per 264,8 miliardi. Secondo la Bri sarebbe è la Spagna il Paese più a rischio, con 84 miliardi di dollari investiti nel Paese. Seguono la Francia (37), la Gran Bretagna (18,8) e gli Stati Uniti (17,7), la Germania (17,5) e l’Italia (16,9). In totale l’esposizione delle banche internazionali verso la Turchia è pari a 264,8 miliardi di dollari.

A peggiorare la situazione, ovvero ad avviare questa processione di vendite di lira turca, ci si mettono anche le debolezze intrinseche del Paese con un debito estero pari al 53% del proprio Pil, e la forte influenza di Erdogan sulla Banca centrale che i trova con pochissimo margine di manovra per agire  rialzando i tassi.

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