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Due lustri da Lehman

Dieci anni sono passati dal crack bancario che ha stravolto il mondo. Ora nuove sfide e pericoli si profilano all'orizzonte

15 settembre 2008. È trascorso un decennio, ormai, da quella data che ha ribaltato per sempre le sorti della finanza, della politica e dell’economia mondiali. Crollava un gigante, Lehman Brothers, e con sé si trascinava le maggiori banche globali portando migliaia di persone ed imprese sul lastrico. Da lì una crisi, da cui forse solo ora stiamo uscendo, che ha cambiato il nostro approccio alla vita definitivamente. Quel che è certo è che nulla è, o sarà, più come prima e che vivere sugli allori non sarà più possibile. Il nostro cielo resterà sempre un po’velato con il rischio di temporali improvvisi da cui dovremo imparare a ripararci.

E se a tante falle sono state colmate, altrettante se ne sono aperte come diretta conseguenza. Il Sole 24 ore ne mette alcune.

La prima è il quantitative easing, ovvero la liquidità che le banche centrali hanno iniettato nel sistema, seecondo alcune stime si parla di circa 11 mila miliardi di dollari. Per farlo è stato necessario portare i tassi a zero, o addirittura in negativo. Tuttavia queste manovre hanno dopato il debito pubblico che ha raggiunto i 247 mila miliardi di dollari.

Il secondo cruccio sono le banche ombra, ovvero quegli istituti che erogano credito pur non essendo banche e dunque esenti dalle regole stringenti imposte dalle autorità. Inoltre, con i tassi a zero, i titoli sicuri hanno perso d’attrattività spingendo gli investitori al rischio. In dieci anni, il mercato dei bond ad alto rischio è quasi raddoppiato con emissioni da 508 miliardi di dollari. Per non parlare dell’illiquidità dei mercati obbligazionari che ha eclissato il mercato secondario dei bond.

Per evitare nuovi tracolli alla Lehman, i grandi istituti di credito sono stati sottoposti a regole più stringenti, tra cui l’aumento del coefficiente patrimoniale che oggi, mediamente, si stanzia al 15,6% contro l’8,5% del 2008. Tuttavia in Europa ci sono molte banche ancora con titoli illiquidi, tossici insomma, il cui prezzo non è stabilito dal mercato ma da calcoli matematici che la Bce non è in grado di quantificare.

E poi c’è la tecnologia a remare contro, o meglio quei modelli matematici che solo l’intelligenza artificiale è in grado di seguire. Ormai i trader in carne ed ossa sono stati soppiantai dai robot, basti pensare che ormai questi ultimi gestiscono oltre il 66% degli scambi azionari cash globali.

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