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Trema la Danimarca: Danske Bank ha riciclato 200 miliardi

Il maggior istituto di credito del regno non avrebbe applicato le giuste misure antiriciclaggio nelle sue filiali estoni dove sarebbero stati riciclati ingenti capitali di 6'200 clienti russi e non solo

“C’è del marcio in Danimarca” diceva Marcello nell’Amleto di Shakespeare e la citazione è più attuale che mai. La Danske Bank, infatti, è protagonista di uno scandalo di riciclaggio di denaro di portata devastante, tanto da far vacillare l’affidabilità creditizia del Paese nordico considerato, finora, uno dei più trasparenti al mondo.

Eppure, al di là di ogni sospetto, dal 2007 al 2015 l’istituto avrebbe ripulito capitali illeciti di clienti russi o provenienti da Paesi ex sovietici attraverso la sua filiale estone. Si parla di un giro di 200 miliardi di euro, pari a dieci volte il Pil dell’Estonia, e di 6’200 correntisti coinvolti.

La Danske Bank, ricordiamo la maggior banca del regno con 2,7 milioni di clienti e quotata al Nasdaq di Copenhagen, è accusata di non essere stata “sufficientemente efficace nell’evitare che la sua banca in Estonia venisse utilizzata per riciclaggio di denaro”.

Proprio nel 2007, sarà un coincidenza, il gruppo ha acquistato la Sampo Bank e la As Sampo Bank, un istituto finlandese e la sua filiale estone. Del report interno realizzato per Danske Bank dallo studio Bruun & Hjejle vengono alla luce 9,5 milioni di transazioni effettuate da 15mila clienti di cui 10milia non residenti in Estonia e altri 5mila probabilmente attivi al di fuori dai confini.

“Si tratta di clienti che non dovremmo mai avere avuto e grandi volumi di transazioni che non dovrebbero essere mai successe”  afferma la banca col senno di poi relativamente a quei 6’200 individui sospetti. Il gruppo danese non esita ad assumersi le sue responsabilità ammettendo di aver ritenuto erroneamente adeguate  le misure antiriciclaggio applicate in Estonia. I veri sospetti sarebbero nati solo nel 2014 quando un whistleblower avrebbe fatto emergere tutte le falle legate ai sistemi di prevenzione.

Intanto il titolo della banca, presente in 15 Paesi e che nel primo semestre ha riportato utili per 1,2 miliardi di euro, ha già perso il 6% in Borsa, mentre il suo Ceo Thomas F. Borgen, avrebbe già rassegnato le sue dimissioni.

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