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Raiffeisen: il 2019 si prospetta un anno in salita per l’economia svizzera

Martin Neff, economista capo di Raiffeisen Svizzera, è molto più scettico dell'anno scorso in merito alle prospettive dell'economia svizzera. Ciò principalmente a causa di un'economia internazionale in perdita di velocità. Inoltre, le incertezze geopolitiche pesano sulle prospettive per l'anno iniziato.

Nel 2019 l’economia svizzera dovrebbe registrare una crescita dell’1.2%. Ciò rappresenta certo una chiara ricaduta rispetto al forte 2018. Tuttavia, il 2018 è stato anche un anno decisamente buono, che non può essere considerato normale, come ha spiegato l’economista capo di Raiffeisen, Martin Neff, in occasione della Conferenza annuale sulle previsioni di Raiffeisen tenutasi a Zurigo. Diversi fattori motivano le prospettive moderate per l’economia svizzera. La crescita globale ha superato il punto massimo, soprattutto negli USA e in Cina. Ma anche in Europa la crescita ha assunto un ritmo più lento. Come una spada di Damocle, sui due primi paesi menzionati grava il conflitto commerciale, dal cui ulteriore sviluppo dipende l’economia mondiale. Le incertezze geopolitiche hanno pesanti ripercussioni anche sulla piccola ma aperta economia nazionale svizzera. Il franco svizzero è diventato un barometro dell’umore mondiale, cosa che nel 2018 si è manifestata in modo particolarmente impressionante.

La valuta è già di nuovo il tema principale

Dopo lo shock valutario del 15 gennaio 2015, il settore svizzero delle esportazioni ha avuto troppo poco tempo per riprendersi. Dal mese di maggio 2018, il franco svizzero è di nuovo più fortemente richiesto. Ciò sarà il caso anche nel 2019. Su un orizzonte temporale di dodici mesi, Martin Neff vede il corso dell’euro a CHF 1.09 e quello del dollaro USA a CHF 0.96. Ciò non avverrà senza ripercussioni sulle esportazioni, la cui crescita reale è stimata solo allo 0.6 per cento. Nel 2019 la valuta continuerà quindi a essere il tema numero uno per gli esportatori di merci, ma lo sarà anche per il settore del turismo. Sarà debole anche l’andamento degli investimenti, poiché è probabile che le imprese aumentino solo leggermente i propri investimenti in impianti e attrezzature. L’attenzione non sarà quindi più incentrata sull’ampliamento della capacità, ma piuttosto nuovamente sulle razionalizzazioni.

Consumo debole, effetti di base, impulsi dall’edilizia praticamente nulli

Il fatto che i consumi privati aumenteranno solo dello 0.9% in termini reali è motivato da Martin Neff con le tendenze alla saturazione dovuta all’invecchiamento della popolazione e a una minore immigrazione. E non da ultimo va considerato un effetto di base che influirà sulla crescita nel 2019, ovvero l’assenza di un grande evento sportivo internazionale. L’anno scorso, grazie alla contabilizzazione delle entrate generate dalla vendita dei biglietti per la Coppa del Mondo di calcio, la FIFA ha fatto registrare alla Svizzera un aumento della crescita di circa 0.2 punti percentuali. Ora questo effetto verrà a mancare. Secondo le stime di Raiffeisen, nel 2019 gli investimenti edilizi cresceranno dello 0.5 percento in termini reali. Si prevede il massimo impulso dall’edilizia commerciale e delle opere pubbliche. Gli investimenti stagneranno invece nell’edilizia residenziale. Sebbene la pipeline sia ancora ben colma, problemi di capacità nel settore edilizio ostacoleranno l’espansione degli investimenti nell’edilizia residenziale. Inoltre, come previsto, l’offerta reagisce alla saturazione nel segmento dell’abitazione primaria e all’aumento degli sfitti negli appartamenti in locazione.

I tassi rimangono bassi

Martin Neff non prevede per il 2019 una normalizzazione del panorama dei tassi in Svizzera. Il contesto caratterizzato da tassi bassi continuerà a sussistere. Sebbene l’economista capo di Raiffeisen abbia espresso dubbi sull’efficacia dei tassi negativi, non crede tuttavia in un cambiamento di paradigma da parte della Banca Nazionale Svizzera (BNS). La BNS continuerà a suo parere ad argomentare sulla differenza d’interesse e difficilmente interverrà sui tassi prima della Banca centrale europea. Ciò a maggior ragione visto che il franco svizzero continuerà ad essere richiesto e sarà nuovamente un po’ più forte. In Europa, d’altra parte, nonostante una leggera pressione rialzista dei salari, per i tassi vi è un margine di manovra verso l’alto piuttosto limitato a causa dell’elevato livello del debito pubblico. Inoltre, secondo Neff negli Stati Uniti il ciclo dei tassi è già molto avanzato, il che sottolinea il notevole appiattimento della curva dei tassi. All’estremità lunga della curva questo viene evidentemente già scontato dai mercati.

Prezzi immobiliari alti

Tassi sempre bassi garantiranno che il mercato immobiliare svizzero continui a mantenere una valutazione elevata. Martin Neff non intravede il rischio di un crollo dei prezzi delle abitazioni. Nel mercato delle abitazioni primarie, l’atterraggio morbido sarebbe in corso già da lungo tempo. La mancanza dell’elemento speculativo continuerebbe a essere il motivo principale per cui il mercato non rischia il crollo nonostante l’elevato livello dei prezzi raggiunto. Contrariamente al crollo dei primi anni Novanta, oggi si registra un boom della domanda di utilizzatori veri – ossia di proprietari di abitazioni – e non di speculatori alla ricerca di rapidi guadagni. Lo stesso è a suo parere il caso anche per gli immobili di reddito nel mercato immobiliare. Come previsto, i rischi sono aumentati nel 2018, il che si rifletterebbe nell’aumento dei locali sfitti. Tuttavia, gli acquirenti di immobili di reddito sono perlopiù investitori professionali. L’invariato ampio differenziale di rendimento tra investimenti immobiliari e investimenti a reddito fisso spinge letteralmente gli investitori istituzionali nel mercato immobiliare. Per motivi di diversificazione, tuttavia, a differenza degli investitori privati, essi sono anche in grado di far fronte agli sfitti. Vi è invece un surriscaldamento dei mercati degli uffici nelle grandi città, dove si delineano esuberi di capacità.

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