Home / Notizie Finanziarie / Ticino: stabilità la parola d’ordine

Ticino: stabilità la parola d’ordine

Per la CC-Ti il 2018 è stato un anno gentile dal punto di vista degli affari, caratterizzato da stabilità . Per il 2019 le aziende sono positive, anche se faticano a reclutare personale qualificato

L’anno passato è stato roseo per Ticino, almeno dal punto di vista degli affari. Secondo l’indagine svolta dalla Camera di Commercio ticinese, il 73% delle 277 imprese considerate, si compiace dell’andamento del 2018. Nonostante il clima di positività, le esportazioni industriali hanno segnato un lieve calo a causa soprattutto del clima generato dalla guerra commerciale e alle ansie per i trattati ancora in sospeso con l’Ue.

Per i prossimi 6 mesi, il 45% delle aziende segnala aspettative soddisfacenti, mentre il 28% le giudica buone. Per il secondo semestre del 2019, le previsioni sono di un’evoluzione soddisfacente per il 46% delle aziende e buona per il 28%. I valori si attestano quindi sostanzialmente sul livello di quelli riscontrati nel 2018.

I dati sul margine di autofinanziamento delle aziende sono specchio del loro stato di salute. Dopo qualche leggera flessione negli ultimi anni, il 2018 ha confermato il trend di miglioramento riscontrato già nel 2017, confermandosi su livelli molto buoni. Il 69% delle imprese giudica positivamente il margine di autofinanziamento e la conferma di questa tendenza è un indicatore importante della capacità competitiva del nostro sistema.

Relativamente al livello degli investimenti effettuati nel 2018 e previsti nel 2019, negli ultimi 12 mesi il 50% delle aziende interpellate ha effettuato degli investimenti che hanno toccato quota 66% per le imprese del settore industria-artigianato e il 44% per il commercio e i servizi.  Per i 12 mesi a venire, le aziende che prevedono d’investire si attestano al 45%, come nel 2017. Nel complesso gli investimenti aziendali si mantengono quindi stabili e di ottimo livello, se paragonati a Ginevra, Neuchâtel e Vaud che oscillano tra il 38 e il 33% delle aziende.

Anche l’occupazione si è confermata stabile: le previsioni sui livelli occupazionali per il 2019 sono cotanti e solo il 7% delle aziende prevede una riduzione del personale, a fronte di un 76% di aziende che segnala una stabilità dell’effettivo e di un 27% che ne prevede un aumento.

Da un punto di vista generale, il 73% delle aziende evidenzia di non avere difficoltà nel reclutamento di personale. Nel comparto industria/artigianato vi è qualche difficoltà maggiore, visto che la percentuale scende al 62% delle aziende, mentre nel comparto servizi/commercio ben 78% delle aziende dichiara non segnala problemi.

Sono le aziende di grandi dimensioni, con più di 100 collaboratori, a fare fatica a reclutare personale: ben il 62% segnala problemi nel reperire la manodopera adatta. Minimo comun denominaore di tutti i settori e aziende, indipendentemente dalle dimensioni, è la difficoltà nel reperire manodopera qualificata, che è la categoria di gran lunga più importante rispetto alla manodopera non qualificata, ai quadri superiori e intermedi e agli apprendisti.

Il rischio di delocalizzazione di talune attività a causa di questo elemento riguarda comunque un 29% delle imprese. Fra le misure considerate importanti per ovviare a tali difficoltà, emerge la necessità di migliorare l’orientamento professionale e di porre maggior attenzione verso la manodopera indigena.

 

 

Potrebbe interessarti anche:

Spiesshofer abbandona ABB

Il Ceo lascia all'improvviso. Lo sostituirà ad interim l'attuale presidente del Cda, Peter Voser

Abb si ritrova all’improvviso senza amministratore delegato. Ulrich Spiesshofer, infatti,  lascia con effetto immediato il …