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Ubs: l’investment banking incide sugli utili

L’utile netto sfonda con un aumento di ben il 25%, a 4,897 miliardi di dollari, ma le attese erano di 4,906 miliardi. Il problema è l'investment banking

Come si usa dire: bene, ma non benissimo. UBS archivia il 2018 a cifre nere, con un utile ante imposte di 860 milioni di franchi che, però, non sioddisfa le stime degli analisti. A mettere il bastone fra le ruote è stata l’unità d’investment banking a causa del ritorno alla volatilità e della conseguente avversione al rischio della clientela che preferisce buttarsi sulla liquidità.

In tutto l’anno scorso, il primo gruppo elvetico contrassegna un utile lordo in rialzo del 19% sull’anno addietro pari a 6,373 miliardi di dollari. L’utile netto sfonda con un aumento di ben il 25%, a 4,897 miliardi di dollari, nonostante le attese fossero di 4,906 miliardi.

Sergio Ermotti ha definito il contesto attuale “storicamente difficile” e per questo l’utile aggiustato delle attività di gestione si è ridotto del 22%.

A pesare, e non poco, sarebbe stata la mancanza di progressi nel risolvere le tensioni geopolitiche e l’aumento del protezionismo. Con oltre 2.000 miliardi di dollari in gestione, nell’ultimo quarto dell’anno scorso la banca ha  registrato 7,9 miliardi di riscatti nella gestione fondi.

Per il biennio 2019-2021 Ubs ha confermato di impegnarsi a intraprendere un percorso di crescita dell’utile pre-tasse rettificato del 10-15 per cento per la divisione asset management; per l’anno prossimo vuole raggiungere un dividendo pari a 0,70 franchi ad azione. Inoltre, obiettivo dell’istituto è quello di effettuare operazioni di buyback per oltre un miliardo di dollari.

 

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