Castello di Bellinzona, Canton Ticino
Foto: Lukas Plewnia, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Ticino cantone competitivo: fiscalità, settori e fattori di attrattività

Che il Ticino sia un cantone competitivo lo si ripete spesso, ma la formula resta vuota finché non si guardano i fattori di competitività del Ticino uno per uno. Il cantone è l’unico in Svizzera che parla italiano e confina quasi interamente con l’Italia: due tratti che, invece di renderlo periferico, ne fanno una cerniera economica tra due mercati. A nord ha la Confederazione, con il suo franco forte, la sua stabilità politica e le sue regole; a sud ha la Lombardia, il motore industriale italiano. Poche regioni in Europa siedono su una frontiera così netta tra sistemi diversi.

Questa posizione spiega buona parte dell’attrattività economica del cantone, ma non tutta. La competitività ticinese poggia su una combinazione di fattori — fiscalità, mercato del lavoro, settori produttivi e formazione — che vale la pena esaminare uno per uno, senza ridurli allo slogan del “ponte tra Nord e Sud”.

Perché il Ticino cantone competitivo attira imprese e capitali

Ridurre il Ticino cantone competitivo a un solo elemento sarebbe fuorviante. La sua attrattività economica è il prodotto di più leve che si rafforzano a vicenda, e i fattori di competitività del Ticino vanno letti come un sistema: la posizione di frontiera, la fiscalità, la struttura dei settori produttivi e la formazione. Nessuno di questi, da solo, basterebbe a spiegare perché imprese e capitali scelgano questo cantone; è la loro combinazione a fare la differenza.

La frontiera come risorsa, non come limite

Il confine con l’Italia è la prima leva competitiva del cantone. Ogni giorno decine di migliaia di lavoratori frontalieri attraversano la dogana per lavorare nelle aziende ticinesi: un serbatoio di manodopera, dai profili operai a quelli altamente qualificati, che le imprese locali non troverebbero entro i soli confini cantonali. Per un’azienda che si insedia in Ticino, l’accesso a questo bacino è un vantaggio concreto quanto un incentivo fiscale.

Allo stesso tempo il cantone appartiene alla Svizzera, e ne eredita la moneta stabile, l’accesso al mercato interno elvetico e un quadro istituzionale prevedibile. Chi produce in Ticino vende in franchi ma assume competenze che arrivano anche dall’area dell’euro: una posizione che consente di combinare i vantaggi di due economie.

La fiscalità: un fattore, non l’unico

La Svizzera è un paese a fiscalità contenuta, e il Ticino ne condivide l’impianto: le imposte sulle società e sulle persone si collocano su livelli inferiori a quelli della vicina Italia. Va però letto con esattezza. In Svizzera il carico fiscale non è deciso solo a livello federale: cantoni e comuni fissano le proprie aliquote, e la pressione complessiva varia sensibilmente da un comune all’altro anche dentro lo stesso cantone.

La fiscalità, insomma, è un fattore di attrattività reale ma non isolato: da sola non spiegherebbe perché un’impresa scelga il Ticino piuttosto che un altro cantone a bassa imposizione. Pesa in combinazione con la posizione geografica, la disponibilità di personale e la vicinanza a un grande mercato di sbocco.

I settori che tengono l’economia

L’economia ticinese non vive di un solo comparto, e questa diversificazione è essa stessa un fattore di solidità. Quattro settori ne reggono l’ossatura.

  • La finanza, concentrata a Lugano, terza piazza bancaria del paese, con banche private, gestori patrimoniali e servizi fiduciari.
  • Le scienze della vita, ovvero il comparto farmaceutico e biomedico, che ha una presenza rilevante e ad alto valore aggiunto, sostenuta anche dalla ricerca accademica del cantone.
  • La logistica, favorita dalla posizione sull’asse di transito nord-sud che collega la Germania all’Italia attraverso i valichi alpini.
  • Il turismo, storico pilastro delle regioni dei laghi e delle valli, dal Locarnese al Mendrisiotto.

La compresenza di questi settori attutisce i colpi: una crisi che colpisca il turismo non travolge la farmaceutica, e viceversa. È la ragione per cui il cantone ha attraversato con relativa tenuta cicli economici che altrove hanno lasciato segni più profondi. Questa diversificazione produttiva è uno dei tratti che rende il Ticino cantone competitivo anche nelle fasi difficili, quando un’economia monocolturale mostrerebbe la corda.

L’asse di transito: le Alpi più corte grazie al Gottardo

Il Ticino si trova sulla direttrice che attraversa le Alpi per collegare l’Europa centrale al bacino mediterraneo. L’apertura della galleria di base del San Gottardo, il tunnel ferroviario più lungo del mondo con i suoi 57 chilometri, ha accorciato i tempi di percorrenza tra il Nord delle Alpi e Milano, rafforzando il ruolo del cantone come snodo di merci e persone.

Per l’economia locale questo significa un settore logistico strutturato e, sul lungo periodo, un avvicinamento a Zurigo e a Milano che amplia il bacino di riferimento delle imprese ticinesi. Il transito non è solo traffico di passaggio: è infrastruttura che genera attività.

La formazione: dove nasce il capitale umano

Un’economia della conoscenza ha bisogno di produrre le proprie competenze, e il Ticino lo fa attraverso due istituzioni nate negli anni Novanta. L’Università della Svizzera italiana, che ha tenuto le prime lezioni il 21 ottobre 1996, è l’unica università pubblica in cui la lingua ufficiale è l’italiano; forma economisti, comunicatori, informatici e architetti. La Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) copre invece il versante applicato e tecnico, dall’ingegneria alla sanità.

Le due istituzioni non lavorano isolate. A Lugano collaborano nell’IDSIA, l’istituto di ricerca sull’intelligenza artificiale condiviso tra USI e SUPSI, e dal 2021 condividono a Viganello un nuovo campus dedicato a informatica, scienze biomediche e tecnologie applicate. È l’infrastruttura che lega la formazione ai settori produttivi ad alta intensità di ricerca del cantone.

Domande frequenti

Perché il Ticino è considerato un cantone competitivo?

Per la combinazione di più fattori: la posizione al confine con l’Italia e sull’asse di transito alpino, una fiscalità contenuta tipica del sistema svizzero, l’accesso a un ampio bacino di manodopera anche transfrontaliera, un’economia diversificata su finanza, scienze della vita, logistica e turismo, e due istituzioni formative, USI e SUPSI, che producono competenze qualificate.

Quali sono i principali settori economici del Ticino?

Quattro comparti reggono l’economia cantonale: la finanza, concentrata a Lugano; le scienze della vita, con il settore farmaceutico e biomedico; la logistica, favorita dalla posizione sull’asse di transito nord-sud; e il turismo delle regioni dei laghi e delle valli. La diversificazione riduce l’esposizione del cantone alle crisi di un singolo settore.

La bassa fiscalità basta a spiegare l’attrattività del cantone?

No. La fiscalità contenuta è un fattore reale, ma da sola non distinguerebbe il Ticino da altri cantoni a bassa imposizione. In Svizzera, peraltro, le aliquote sono fissate anche da cantoni e comuni, e la pressione varia da un comune all’altro. L’attrattività nasce dall’insieme di fisco, posizione geografica, personale disponibile e prossimità a un grande mercato.

Che ruolo hanno l’USI e la SUPSI nell’economia ticinese?

Formano il capitale umano del cantone. L’USI, unica università pubblica in lingua italiana in Svizzera, prepara economisti, comunicatori, informatici e architetti; la SUPSI copre il versante tecnico e applicato. Le due istituzioni collaborano nella ricerca, per esempio nell’istituto IDSIA sull’intelligenza artificiale, e dal 2021 condividono un campus a Lugano.

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