Dopo l’arte e le auto d’epoca, gli orologi di lusso sono la terza grande categoria di beni da collezione che negli ultimi anni si è trasformata in una vera classe di investimento. Per chi vive tra Ticino e Lombardia il tema è quasi di casa: la Svizzera produce la quasi totalità degli orologi di alta gamma del mondo e le esportazioni orologiere elvetiche hanno superato i 26 miliardi di franchi l’anno, un record storico per il settore.
Perché un orologio può valere più di un titolo in banca
Il meccanismo è simile a quello che abbiamo descritto parlando di auto d’epoca: la rarità fa il prezzo. Le manifatture più ambite, Rolex, Patek Philippe e Audemars Piguet su tutte, producono volumi limitati e alimentano liste d’attesa che per alcuni modelli superano gli anni. Chi riesce ad acquistare un modello ricercato a prezzo di listino si trova spesso in mano un bene che sul mercato secondario vale da subito di più.
I numeri delle aste danno la misura del fenomeno. Il record assoluto appartiene al Patek Philippe Grandmaster Chime, battuto a Ginevra per oltre 31 milioni di franchi. Ma non servono cifre simili per entrare nel mercato: i modelli sportivi in acciaio delle grandi case, acquistati bene, si muovono tra i 5.000 e i 30.000 franchi.
Un mercato che sale e scende come tutti gli altri
Chi si avvicina oggi deve però conoscere anche l’altra faccia della medaglia. Tra il 2020 e il 2022 i prezzi del mercato secondario sono cresciuti a ritmi mai visti, per poi correggere sensibilmente negli anni successivi: molti modelli hanno perso oltre un quarto del valore dai massimi. Un orologio non paga cedole né dividendi, e la custodia, l’assicurazione e le revisioni periodiche hanno un costo che va messo in conto nel calcolo del rendimento.
Le regole di buon senso sono le stesse degli altri beni da collezione. Contano la condizione del pezzo, la presenza di scatola e documenti originali, la storia della manutenzione e il canale di acquisto: rivenditori autorizzati, case d’asta o piattaforme specializzate con autenticazione, mai canali informali senza garanzie.
Italia e Svizzera, due mercati vicini ma diversi
Anche qui vale il confronto tra le due sponde del confine. In Svizzera il mercato è più liquido e gli acquirenti internazionali sono di casa, complici la tradizione manifatturiera e una fiscalità favorevole alla compravendita tra privati. In Italia il collezionismo orologiero è in forte crescita, ma le transazioni di valore elevato richiedono maggiore attenzione documentale e fiscale. Per chi risiede in Ticino, la vicinanza con le manifatture e con le grandi aste ginevrine resta un vantaggio concreto: vedere il pezzo dal vivo, prima di comprarlo, è ancora la migliore forma di tutela.

