Per una finanza più responsabile e più sostenibile

Tutte le azioni che noi compiamo oggi si ripercuotono inevitabilmente sul futuro, per questo è necessario investire sul lungo periodo: piantare buoni semi per raccogliere frutti sani. Questo vale anche per la finanza che, secondo alcuni, dovrebbe essere ripensata in chiave più etica.

Swiss Sustainable Finance (SSF) è nata proprio per questo. Creata nel 2014, l’associazione è stata ideata per promuovere la sostenibilità della piazza finanziaria svizzera e rafforzarne la posizione a livello globale. Con i suoi 88 membri (di cui tre con sede in Ticino), SSF raccoglie intorno a sé società che forniscono servizi finanziari, investitori, università e business school, enti pubblici e organizzazioni di vario genere tutte con lo stesso scopo: promuovere il concetto di sostenibilità e di maggior trasparenza.

Alberto Stival, vicedirettore del Centro Studi Bancari di Vezia, rappresenta Swiss Sustainable Finance in Ticino. Sig. Stival, cosa significa, in concreto, aderire al concetto di finanza sostenibile?

Con la finanza sostenibile intendiamo promuovere l’economia sostenibile, ossia le aziende e i progetti imprenditoriali che oltre a voler conseguire dei buoni risultati in termini di profitto si pongono degli obiettivi anche in ambito sociale e ambientale o, perlomeno, si preoccupano dell’impatto che la propria attività ha su ambiente e società. Siamo convinti che queste aziende godranno, sul medio e lungo termine, di risultati migliori anche dal punto di vista prettamente economico. Ci sono oramai diverse pubblicazioni a livello mondiale che confermano questa tesi. Secondo una ricerca dell’Università di Oxford, che ha analizzato i risultati di 190 studi svolti nel mondo, quasi il 90% di questi giunge alla conclusione che le aziende che operano in maniera “sostenibile” realizzano degli utili maggiori. I titoli di queste società, se quotate in borsa, presentano quindi spesso delle performance migliori rispetto ai titoli di aziende che non si preoccupano del loro impatto sociale e ambientale. Gli investimenti sostenibili rappresentano di conseguenza delle opportunità interessanti, in particolare se analizzati in termini di “risk and return”, e possono migliorare sensibilmente la diversificazione di un portafoglio.

Come e con quali strumenti Swiss Sustainable Finance agisce per promuovere e diffondere questa ‘filosofia’?

Principalmente miriamo a formare e informare gli operatori della piazza finanziaria ma anche gli investitori e gli asset managers. Le iniziative in questo senso sono molteplici. Siamo molto attivi nell’organizzazione di convegni a conferenze a Zurigo, Ginevra e sempre più anche a Lugano. Questi eventi si rivolgono ai nostri soci, permettendo quindi lo scambio di esperienze e di contatti, ma spesso sono aperti anche al pubblico. Prossimamente usciranno inoltre alcune nostre pubblicazioni e presenteremo i risultati di alcune indagini svolte a livello nazionale. Infine, fungiamo da istituzione di riferimento per le autorità nazionali e estere su tematiche riguardanti la finanza sostenibile. In questo senso rappresentiamo la Svizzera anche a meeting internazionali. Ricordo che tra i soci fondatori di SSF vi è la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) di cui il nostro presidente, Jean-Daniel Gerber, è stato il Direttore.

Come si riflette la sostenibilità nella vita reale? In che modo il concetto di finanza sostenibile trova concretezza a livello di prodotti e servizi offerti alla clientela?

In realtà la finanza sostenibile la possiamo ritrovare in tutti servizi offerti dal sistema bancario, dalla concessione di crediti, ad es. nel rispetto di determinate regole o codici di condotta internazionali, alla gestione patrimoniale. Per quanto riguarda l’asset management, molti istituti dispongono oramai di fondi o mandati di gestione “sostenibili”. Questi prodotti si lasciano suddividere principalmente in fondi (o mandati) tematici, ad esempio nell’ambito delle energie rinnovabili, fondi composti da titoli selezionati escludendo determinati settori economici (si parla in questo caso di “negative screening”) oppure fondi gestiti selezionando i titoli più virtuosi secondo criteri di sostenibilità (“positive screening”). L’analisi della sostenibilità viene di regola svolta da società specializzate che forniscono i risultati delle loro analisi agli asset manager. Ultimamente si denota inoltre un grande interesse per gli investimenti nell’ambito del microcredito, settore in cui la Svizzera è già oggi leader a livello mondiale.

Come risponde il Canton Ticino a una finanza più responsabile?

Premesso che a mio modo di vedere la finanza svizzera non è, probabilmente, ne più ne meno “etica” o “responsabile” di altri settori economici in cui sono attive le nostre aziende, agli eventi che abbiamo organizzato recentemente c’è stata una grande affluenza, a conferma che il tema interessa anche alle nostre latitudini. Il recente accordo di Parigi sul clima ha probabilmente aumentato ulteriormente la percezione di queste tematiche. Devo tuttavia ammettere che il Ticino al momento mi pare essere in ritardo, rispetto al resto della Svizzera, sulle questioni concernenti l’economia sostenibile. Trovo sia un peccato perché la finanza sostenibile potrebbe fornire un contributo agli sforzi che il settore sta intraprendendo per riposizionarsi sul mercato, anche dal punto di vista reputazionale e di immagine. La Svizzera aspira a un ruolo di primo piano nell’ambito della finanza sostenibile, cosciente che tutto il settore economico legato per es. alle energie rinnovabili e alla riduzione degli sprechi rappresenta il business del futuro, con grandi opportunità di impiego e di guadagno per le aziende e gli investitori coinvolti. La sostenibilità va quindi ritenuta un’occasione più che un costo, come purtroppo spesso ancora accade. Speriamo che anche il Ticino si renda conto di questa tendenza e ne voglia approfittare posizionandosi per tempo in questo settore.

www.sustainablefinance.ch

 

 

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