Il sistema previdenziale svizzero si regge su tre pilastri: la rendita statale AVS, la cassa pensione aziendale e la previdenza privata volontaria, il cosiddetto terzo pilastro. I primi due sono obbligatori per chi lavora in Svizzera. Il terzo è una scelta, ma è una delle poche forme di risparmio che permette di pagare meno tasse da subito, ed è per questo che merita un approfondimento.
Come funziona il pilastro 3a
La forma più diffusa è il pilastro 3a, la previdenza vincolata. Ogni anno il lavoratore può versare su un conto dedicato, bancario o assicurativo, fino a un massimale fissato dalla Confederazione: per il 2025 il tetto è di 7.258 franchi per chi è affiliato a una cassa pensione, mentre gli indipendenti senza cassa pensione possono versare il 20% del reddito fino a 36.288 franchi. L’intero importo versato si deduce dal reddito imponibile, con un risparmio fiscale che per un reddito medio ticinese vale spesso più di mille franchi l’anno.
Il capitale resta vincolato fino a cinque anni prima dell’età di pensionamento. Il prelievo anticipato è possibile solo in casi precisi: acquisto della prima casa, avvio di un’attività indipendente o partenza definitiva dalla Svizzera. Al momento del prelievo il capitale è tassato separatamente dal reddito, con un’aliquota ridotta. Una pratica diffusa è aprire più conti 3a e scaglionare i prelievi su anni diversi, per abbassare ulteriormente l’imposta.
Conto bancario o polizza assicurativa
Il 3a bancario è flessibile: si versa quando si vuole, e su molti conti è possibile investire il capitale in fondi con quote azionarie variabili, un’opzione sensata per chi ha davanti ancora venti o trent’anni di lavoro. Il 3a assicurativo abbina invece al risparmio una copertura in caso di decesso o invalidità, ma impone premi fissi annuali e penali salate in caso di riscatto anticipato. Prima di firmare una polizza pluridecennale conviene confrontare i costi effettivi con la semplice combinazione di un conto bancario e di un’assicurazione di rischio separata.
Il caso dei frontalieri
Per i molti lettori che lavorano in Ticino ma risiedono in Italia il discorso cambia. Il frontaliere versa normalmente AVS e cassa pensione, ma può dedurre i versamenti nel pilastro 3a solo se rientra nello statuto di quasi-residente, cioè se produce in Svizzera almeno il 90% del reddito familiare e chiede la tassazione ordinaria ulteriore. Chi è tassato esclusivamente alla fonte, senza quei requisiti, non ottiene alcun beneficio fiscale dal 3a, e per la previdenza integrativa deve piuttosto guardare agli strumenti italiani come i fondi pensione aperti. È il classico caso in cui la stessa scelta finanziaria cambia completamente valore a seconda del lato del confine da cui la si guarda.

